Ci arriva via mail un intervento di Vittorio Emiliani: Abusivi di tutta Italia unitevi, pubblicato ne "L'Unità" del 15 scorso Nel menu ancora decisamente incerto della Finanziaria 2004 c'è un piatto che compare e scompare e che oggi sembra essere incluso nella lista delle entrate «una tantum» (così avversate dalla Ue): il condono edilizio. Nel vestito di pezze a colori della legge di bilancio riappare una pezza fra le più grigie e screditate. Evitata per un niente un anno fa, verrà riproposta per «fare cassa», cioè per turare le falle della finanza tremontiana. Subito c'è chi assicura dalla sede di Alleanza Nazionale, partito notoriamente benevolo nei confronti dell'abusivismo edilizio (ricordate l'appoggio ai «poveri abusivi» con villa ai margini del Parco romano di Veio?), che si tratterà di un condono piccolo piccolo. Una mini-sanatoria con la quale si passerà un veloce colpo di spugna sugli abusi commessi all'interno di un fabbricato già esistente senza accrescerne cioè la volumetria o edificarne di nuova. Io governo, io Stato chiudo gli occhi su quanto di illegale hai fatto in casa tua, magari in un edificio storico, che so, una scala, un cortile, un patio, una ristrutturazione anche pesante, e tu privato mi dai gli euro che mi servono a tamponare l'emorragia della finanza pubblica ancora per dodici mesi. Poi si vedrà. Un bell'esempio di moralità pubblica, una sollecitazione ai cittadini a eludere leggi e regolamenti, a essere «ciascuno padrone a casa sua» (Berlusconi dixit in campagna elettorale), anche contro la legalità, anche contro l'onestà degli altri. Insomma, fesso chi rispetta la legge. È la «filosofia» indecente, immorale di tutti i condoni. Ancora più cinica, se è possibile, in questo caso. Perché i disastri prodotti nelle nostre città, sulle nostre coste, ai bordi di aree naturalistiche o archeologiche preziose dalla speculazione, dal racket spesso, dell'abusivismo sono noti a quanti governano, amministrano, partecipano. Si ha un bell'assicurare che si tratterà soltanto di una mini-sanatoria: anche mini il condono edilizio genera subito attese di altri colpi di spugna e quindi riaccende ovunque la fiamma dell'illegalità mettendo nei guai i Comuni più rigorosi e, di fatto, truffando i cittadini onesti. È stato così dopo che il governo Craxi varò, nel 1984, la prima sanatoria generalizzata seguita poi da altre aperture della stalla. È stato così di nuovo quando nel 1994 il primo governo Berlusconi (coincidenza non casuale) diede il via a un'altra assoluzione di massa monetizzata. Le colate di cemento illegale non hanno praticamente dato tregua al martoriato Belpaese, nonostante la repressione sviluppata da Comuni di ogni dimensione, da Roma a Eboli dove un sindaco intrepido ha proceduto a ben 400 abbattimenti, in quella Campania devastata dal cemento illegale dove Antonio Bassolino ha aperto un fronte regionale di lotta di grande civiltà, di coraggiosa lungimiranza. Avallare altri abusi vuol dire infatti consumare nel modo più cieco altre centinaia di migliaia di ettari di paesaggi irripetibili, di buona terra a coltivo o magari a bosco (ecco perché si appiccano tanti fuochi), vuol dire scaricare su tutti i costi delle opere e dei servizi di urbanizzazione che gli abusivi non pagano concorrendo così a nuovo degrado, a nuovo inquinamento. Con un nuovo condono tutto diverrà più difficile per Comuni e Regioni dove la lotta è in corso, aspra, impervia. I condoni fanno veramente schifo, provocano guasti permanenti nella testa o nei comportamenti della gente, un arretramento nella consapevolezza democratica già tanto gracile. «Ognuno è padrone a casa sua»: questa massima berlusconiana troverebbe col mini-condono la sua più piena ed egoistica attuazione. Del resto già si rendono possibili sanatorie per quanti hanno in parte costruito abusi sulle stesse aree demaniali. È l'anticamera del colpo di spugna atteso da decenni (la Regione Sicilia ogni tanto ci prova a fare da apripista) per decine e decine di migliaia di ville e villoni - tutte prime case, tutti abusi di «necessità» naturalmente - tirati su a filo degli arenili impedendo ad altri anche l'accesso al mare. Ma se «ognuno è padrone a casa sua», cosa stiamo a preoccuparci dell'interesse generale tante volte richiamato dalla Costituzione e da lucide sentenze della Suprema Corte? Sarà ancora per poco. L'autunno delle «riforme» incombe.