Si accavallano le sorprese della Finanziaria a proposito di quello che in Italia certamente non manca: la ricchezza di musei, siti archeologici e città d'arte. Mentre proseguono le polemiche sull'emendamento presentato da An, che consente l'affidamento in gestione di musei interi ai privati, scompare dall'orizzonte delle possibili novità il ticket sulle città d'arte. Il Senato ha infatti bocciato la proposta diessina per l'introduzione di una "minitassa di presenza" (al massimo 5 euro al giorno per persona), applicata alle presenze giornaliere negli alberghi e all'ingresso nei centri storici. Esprimendo il parere negativo del governo, il sottosegretario Giuseppe Vegas ha affermato che «avrebbe limitato il diritto Costituzionale alla libertà di circolazione». Inoltre, «introdurre dei ticket che disincentivino il turismo e che ci pongano a rischio di essere mal visti a livello internazionale mi sembrebbe altamente pernicioso». I Comuni, privati della prospettiva di qualche entrata in più protestano. Paolo Costa, sindaco di Venezia e vicepresidente dell'Anci, considera «risibili» gli argomenti del sottosegretario. «Perché non si capisce dove venga intaccato il diritto costituzionale alla libertà di circolazione, quando si parla di un ticket che riguarda solo i turisti», quegli stessi turisti, aggiunge, che «è il caso di Venezia, da sempre manifestano piena disponibilità ad accettare un modesto costo aggiuntivo nella consapevolezza che questo servirà a preservare e a mantenere quel patrimonio artistico del quale vogliono godere». Inevitabile conseguenza dell'affossamento di questa proposta sarà che- aggiunge Costa- «in una situazione che vede il drastico ridursi dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali il costo del mantenimento dei monumenti delle città d'arte sarà d'ora in poi escusivamente a carico delle comunità locali, cioè dei cittadini». Di tutt'altro avviso è la Confedilizia, soddisfatta dello scongiurato pericolo del «ritorno a gabelle medioevali». Il presidente Corrado Sforza Fogliani dice che «sarebbe ora che i Comuni italiani cominciassero a mettersi in testa che c'è anche un versante delle uscite su cui si può agire, e non solo quello delle entrate». Il sottosegretario Vegas ha invece difeso la novità di questa Finanziaria sulla gestione dei beni culturali. «Gestione ai privati non vuol dire che i beni vengono rubati. Se uno conserva un bene e risparmia anche un po' non mi sembra una cosa da buttar via». Eppure sono in molti ad essere preoccupati di questo cambiamento, perchè una cosa è la valorizzazione, e altra cosa è la tutela dei beni, che è un tutt'uno con la funzione del gestore. Il Fai, Italia nostra e il Wwf hanno scritto al ministro Urbani chiedendogli di modificare il testo del maxiemendamento, perché così «si rischia di derogare dai compiti e dalle funzioni che riteniamo debbano rimanere in mano pubblica». E ancora. «Finora solo i servizi finalizzati alla valorizzazione potevano essere dati in concessione ai privati». Giovanna Melandri, diessina, ex ministro dei Beni culturali ricorda che già nella scorsa Finanziaria il governo tentò di introdurre questo cambiamento, «ma che l'opposizione pretese e ottenne che si esplicitasse che la sfera della tutela non poteva che rimanere in mano allo Stato. Governo e maggioranza evitino, almeno questa volta, di ripetere l'exploit».