In un bel libricino (nella foto a destra la copertina), edito dalla Pacini, è racchiuso il lavoro svolto in 15 anni dal comitato internazionale che ha messo in stato di sicurezza la Torre pendente. Ne sono autori due dei protagonisti della "cura", vale a dire il presidente del comitato Michele Jamiolkowski e Carlo Viggiani. È, votatamente, un opuscolo agile, scritto in modo chiaro e semplice, quindi di grande divulgazione, tanto che è stata deciso, in accordo anche col Provveditore agli studi Maria Gloria Bracci Marinai, di distribuirlo gratuitamente in tutte le biblioteche delle scuole medie e superiori della provincia. L'opuscolo sarà presentato martedì prossimo alle 17,30 nell'auditorium dell'Opera del Duomo. Sono previsti interventi di Francesca Pacini, Salvatore Settis, Michele Jamiolkowski, Paolo Fontanella moderatore Francesco Ippolito). Ai partecipanti sarà regalata la riproduzione di una veduta della Torre incisa da Ferdinando Fambrini. Ma veniamo al libro. Dopo la brevissima introduzione, si procede sempre con grande sintesi ad annotazioni riguardanti la struttura della Torre, la costituzione del sottosuolo, la storia della costruzione e la storia delle commissioni. Quindi si passa ai lavori del comitato internazionale, con i primi interventi: quello di stabilizzazione geotecnica temporanea (i famosi contrappesi per mitigare l'azione squilibrante dell'inclinazione, consistenti in lingotti di piombo, del pesi di circa 10 tonnellate l'uno, per un carico totale di 700 tonnellate, effettuati tra il maggio 1993 e gennaio 1994), all'intervento di stabilizzazione geotecnica definitiva (la sottoescavazione, preceduta da una prima fase sperimentale). Ciascun capitolo deH'opuso lo è accompagnato da grafici di facile comprensione. «La stabilizzazione della Torre dice Michele Jamiolkowski è stata una sfida difficile per l'ingegneria geotecnica. La torre è fondata su terreni scadenti e molto deformabili, e la sua inclinazione è andata crescendo attraverso i secoli fino al punto di raggiungere la soglia dell'instabilità. Ogni disturbo al terreno di fondazione poteva essere molto pericoloso, per tale motivo l'impiego delle tecnologie geotecniche convenzionali, come iniezioni, sottofondazioni, comportava un rischio inaccettabile. La sottoescavazione si è rivelata una tecnico completamente compatibile. Durante la fase finale della sottoescavazione, sa no stati asportati 38 metri cubi di terreno, dei quali 30 per cento circa al di sotto della fondazione ed il 70 per cento a nord di essa. La penetrazione massima al di sotto della fondazione è stata di 2 metri». Complessivamente gli interventi del comitato internazionale hanno consentito di ridurre lo strapiombo di circa 43 centi-metri, cioè un decimo di valore massimo esistente prima dei lavori di stabilizzazione. L'intervento ha riportato la torre alla configurazione che essa aveva agli inizi dell'Ottocento, prima dello scavo del catino. «Esso può essere visto spiega il presidente del comitato Michele Jamiolkowskicome una riparazione all'incauto scavo del catino ottocentesco; e c'è una sorta di giustizia poetica nel fatto che agli effetti negativi di uno scavo si sia posto rimedio con un altro scavo, ma questa volta ben concepito e ben condotto». Un altro dei problemi risolti dal comitato è quello riguardante la regolazione della falda idrica sotto la Torre. Essa era sottoposta a continue oscillazioni dovute alle piogge. Queste oscillazioni costituivano una delle cause del continuo movimento della pendenza della Torre. Ebbene è stato realizzato un sistema di drenaggio che non necessita di pompe, ma funziona "a gravita", e permette di raccogliere le acque con tre pozzi drenanti posti a nord della Torre e sversandole poi nell'antica vasca di raccolta delle acque meteori-che del Catino, realizzata circa un secolo fa. Un comitato di sorveglianza prosegue un attento monitoraggio della Torre. Tra alcuni anni sarà possibile esprimere un giudizio definitivo sull'intervento di stabilizzazione, che fino ad oggi appare coronato di successo. La Torre non dovrebbe insomma creare problemi di qui a qualche secolo.