Continua il fuoco di sbarramento contro il condono edilizio. L'opposizione (i verdi hanno già fatto un sit in di protesta) è contraria ed anzi pronta a scendere in piazza, la Confmdustria è critica, ma sono soprattutto i Comuni a protestare: il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, dichiara che «il gioco non vale la candela», perché i Comuni ci rimetterebbero troppo, ben 4,2 miliardi di euro disavanzo netto. E voci critiche continuano a levarsi anche all'interno dello stesso governo. Dopo An, Udc e la Lega, anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, si dice contrario al condono e lancia una sua modesta proposta, cioè vendere i beni demaniali e reperire così le risorse che si prevedono con il condono edilizio. Beninteso, il Colosseo non si vende e neppure la Torre di Pisa, ma la reazione è ugualmente vivacissima. L'ex ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri (Ds), inorridita e indignata, commenta aspra: «È una proposta irricevibile per il semplice fatto che, come lo stesso Urbani candidamente riconosce, è ispirata dall'esigenza di "sostituirsi" al condono edilizio per fare cassa e non già di valorizzare il patrimonio storico-artìstico nei confronti del quale il governo ha dimostrato di non nutrire interesse». Tocca a Franca Chiaromonte (Ds) concludere amara: «Tremonti e Urbani stanno valutando se vendere gli immobili demaniali o condonare gli abusi. Questo amletico dubbio non è determinato da una precisa strategia politica ma da un drammatico tentativo di fare cassa». Queste strategie per raggranellare qualche miliardo di euro sono, secondo il centrosinistra, sbagliatissime, un danno enorme per la collettività. I Verdi sono già sul piede di guerra: ieri, sono andati a sedersi davanti a Palazzo Chigi per dire no ad un ennesimo, intollerabile scempio del territorio. Una «porcheria» che - protesta Gabriella Piston, del Pdci - «premia i furbi, chi evade le leggi, i disonesti». La Confindustria è d'accordo: «Se questa ipotesi sarà confermata dalla finanziaria - dice il presidente D'Amato - sarà una manovra in assoluta contraddizione con la politica di lotta al sommerso, al recupero della legalità, al rilancio dell'equità sociale. L'abuso edilizio rappresenta una delle più gravi forme di scempio che si possano fare ed è una delle cause che impoveriscono la nostra capacità di attrazione turistica. Molto spesso genera disastri ambientali. È anche l'area nella quale avviene la maggior parte degli infortuni e delle morti sul lavoro. E nella quale talvolta si intreccia la malavita con l'attività economica. È il peggio del peggio». Timidamente, La Russa (An) osserva che si tratterebbe soltanto di sanare piccoli abusi, come garantito qualche giorno fa, dal sottosegretario all'Ambiente Martusciello («Non sarà una sanatoria degli ecomostri o delle costruzioni in aree protette») e dal ministro delle Comunicazioni, Gasparri. Insomma, un micro-condono. Ma quale micro-condono, sbotta Ermete Realacci, di Legambiente, che attacca: «Piccoli abusi possono essere le verande, i muretti. Le case costruite sul demanio sono piccoli e grandi ecomostri».
Industriali: invito all'illegalità. Urbani: meglio vendere beni statali
La Conferenza Stato-Regioni ha deciso di non concedere un condono edilizio, ma il governo sta valutando la possibilità di vendere i beni demaniali o di condonare gli abusi. L'opposizione e i Comuni sono contrari, mentre la Confindustria e il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, sono stati criticati per la loro posizione. Il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, ha dichiarato che il condono edilizio sarebbe un danno per i Comuni, che ci rimetterebbero 4,2 miliardi di euro. Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha proposto di vendere i beni demaniali per reperire le risorse necessarie.
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