Monumenti allArmata rossa, ossari di soldati sovietici, perfino le pensioni degli ultimi tre reduci della Guerra di Spagna. Sotto i colpi della Polonia dei gemelli Kaczynski stanno cadendo a Varsavia le ultime memorie dellUrss Un processo doloroso e controverso che si alimenta della seconda guerra fredda scoppiata tra Putin e Bush Un caso limite sta nellannuncio che verrà abbattuto il singolare organo di Wladislaw Hasior, strumento che suona col vento sulla vetta del Beskidy "per la gloria dei compagni sovietici" Due leggi chiedono al Parlamento il via a rimozioni, eliminazioni e sostituzioni. Dopo lEstonia, anche la Polonia scoperchia il vaso nero del passato per sfidare la Russia di Putin, o per togliere lonore ai compatrioti che hanno gettato la giovinezza contro lultimo impero dellEuropa. Assieme a Gomulka e al generale Jaruzelski, nel tritacarne politico dellIstituto della memoria nazionale finiscono Walesa e Mazowiecki, Michnik e Geremek, Kapuscinski e la Szymborska, o i cardinali di Wojtyla. La colpa? Non aver trascinato la nazione nella guerra civile. Il problema è che, dopo il 1989, solo la memoria delle vittime è rimasta dellUrss. I marmi di Lenin e di Marx, le gigantesche statue del realismo socialista, languono nello sperduto palazzo Radziwill, a Kozluwka, oltre Lublino. Gli unici due bronzi di Stalin, o quelli di Dzierzynski e di Koniew, sono andati distrutti: ufficialmente perché cavi. Il piccolo museo Lenin, a Varsavia, è chiuso dal 1991. Tonnellate di soli nascenti, stelle, falci, martelli, manifesti di propaganda e orgogliosi operai in calcestruzzo giacciono nascosti in fabbriche e miniere dismesse della Slesia. Vagando tra Cracovia e Danzica sembra che non sia rimasto alcun simbolo da distruggere, per superare la paura di una dittatura sconfitta. Una morbosa inquisizione anticomunista e antisovietica, promossa con metodi comunisti e sovietici, lotta invece per riesumare gli spettri dellideologia e del regime. Cosa succede al popolo coraggioso che il mondo ammira per linsurrezione nel ghetto di Varsavia, o che ringrazia per la lezione di Solidarnosc, per lultima spallata allUrss, o per la rivoluzione di Giovanni Paolo II? Annega davvero, il suo tragico Novecento, nellossessione freudiana di due gemelli decisi ad autoproclamarsi postumi eroi unici dellindipendenza? «Europa e Russia», dice il politologo Bartolomiey Sinkiewicz, «limitano lanalisi alla lotta per il potere interno, combattuta con dossier e complotti da Kgb. I sedicenti democratici tuonano contro la paranoia della memoria e invocano loblìo. Ad est si compie invece un processo molto più profondo. I popoli soggiogati dallUnione sovietica consumano il distacco definitivo da Mosca. Misurano lo spazio della conquistata sovranità nazionale ricorrendo a gesti simbolici laceranti e forse pure ingiusti. Il dramma è che solo gli Stati Uniti, ancora una volta, sono protagonisti di questo passaggio». Da Tallin a Varsavia, da Budapest a Kiev e a Tbilisi, la guerra delle statue intanto dilaga e si raffina. Sovietico, qui, è sinonimo di socialismo. Abbattuti da quasi ventanni i suoi simboli politici, da cancellare non rimangono che mito ed ideali. Per questo è lora dei monumenti allArmata rossa e dei cimiteri di guerra. «Nellincubo energetico», dice lex ambasciatore polacco a Mosca, Stanislaw Ciosek, «per non irritare il Cremlino lOccidente finge di ignorare che, nellEuropa centro-orientale, il 1945 non è solo lanno della liberazione dalla Germania nazista. Segna loccupazione dellUnione Sovietica di Stalin». Unequazione sottile, nellanticipata campagna elettorale dei Kaczynski, che squassa le viscere dello scontento popolare: chi non combatte la Russia, assolve lUrss; chi accetta il ricordo delle vittime sovietiche, riabilita i carnefici della patria. «Lobiettivo strategico», dice Jerczy Pomianowski, direttore della rivista Nowaja Polsza, «è esterno: sancire un nuovo assetto geopolitico. Lex Patto di Varsavia è nel mercato Ue, ma sta con gli Usa nella seconda guerra fredda. Il fine tattico è invece interno: schiacciare la sinistra polacca sullimpresentabile eredità post-comunista, dipingerla quale complice del Cremlino, fino a farla naufragare sulla pietà verso la Seconda guerra mondiale». Putin celebra il 60 della "guerra patriottica" spiegando allEuropa che non può prescindere dalla leadership di una superpotenza militare? Bene: i Kaczynski rimuovono i monumenti allArmata rossa. Putin archivia il crimine di Katyn, dove gli ufficiali sovietici fucilarono 22 mila soldati polacchi e ne deportarono in Siberia 200 mila? Bene: i Kaczynski minacciano di smantellare i cimiteri dei 600 mila soldati sovietici morti in Polonia. Putin fa pagare il sostegno di Varsavia alle "rivoluzioni a colori" in Georgia, Ucraina e Bielorussia, deviando sulla malleabile Germania i tubi dellenergia e bloccando limportazione della carne? Bene: i Kaczynski offrono a Bush una base anti-missile per il loro scudo spaziale. Neo-imperialismo contro neo-nazionalismo. «Il difficile», dice lex ministro degli Esteri Stephan Meller, «è stato trovarne ancora, di simboli comunisti da abbattere in faccia al Cremlino». I polacchi nemmeno ci pensavano, di poter essere contaminati da qualche «residua scoria sovietica». «Invece», dice il ministro alla Cultura, Kazimierz Ujazdowski, «ci teniamo il Palazzo della scienza eretto da Stalin a Varsavia, 26 sacrari militari, 23 monumenti allArmata rossa, 28 statue socialiste, 8 fregi proletari e 15 strade intitolate ai comunisti». Ciò che aveva valore artistico è finito nel Museo del socialismo a Kozluwka. Il grattacielo staliniano, dopo 17 anni di polemiche, da due mesi è sotto la tutela dei beni architettonici. Il resto sono cippi affondati in campi e villaggi, qualche obelisco e una manciata di lapidi in cemento armato. Due piatti forti, però, a Varsavia restano: il monumento allArmata rossa in piazza Wilenski, nel quartiere Praga; lossario sovietico di Ochota, nel parco Pola-Mokotowski. Per la gente della capitale, il primo è semplicemente il "monumento ai quattro dormienti". Immobili soldati polacchi, con il capo reclinato, vegliano ai piedi di vigorosi combattenti sovietici. Liscrizione dice: «Gloria agli eroi dellArmata sovietica, che hanno dato la vita per la libertà e lindipendenza della Polonia. Questo monumento fu eretto dai cittadini di Varsavia». «Una menzogna», dice il leader della destra Marek Kuchcinski. «Lopera fu imposta da Stalin e lArmata rossa non combatté per la nostra indipendenza. Proprio oltre la Vistola, nel 1944, attese che i tedeschi sterminassero i 200 mila insorti della capitale». Nel cimitero di Ochota giaccono invece i corpi di 21.468 ragazzi dellUrss, quasi tutti sepolti in fosse comuni. La gigantesca colonna di granito ricorda «i soldati sovietici caduti per liberare la Polonia dalloccupazione tedesca negli anni 1944 e 1945». Qualcuno, con la vernice nera, nella notte ha oscenamente aggiunto: «Fagiani impallinati». Solo lobelisco è nel mirino del governo. «È come se sul Piave italiano», dicono allIstituto per gli studi dellEuropa orientale, «un monumento eretto da Vienna celebrasse i soldati austriaci, o se nel centro di Parigi si onorasse il regime di Vichy». Entro lanno, prevede il presidente del Consiglio per i luoghi della memoria, Andrzej Przewoznik, la demolizione dei "quattro dormienti" e della stele di Ochota sarà così eseguita. Le spoglie dei soldati sovietici sparse nei 26 ossari saranno raccolte in 3 cimiteri. Al resto dovranno pensare prefetti e autorità locali. «Ma se qualche comune rifiuterà labbattimento», dice lo storico Jerczy Redlich, «potrà intervenire lo Stato». Nello stesso tempo saranno cambiati i nomi delle strade. Lo slogan del governo è: «Saresti contento di abitare in via Hitler?». In realtà nessun toponimo ricorda più nemmeno Marx, per non parlare di Stalin, Lenin, Krusciov, o Dzierzynski. Otto strade, in Polonia, restano dedicate allArmata rossa. Ma nel mirino ci sono Stephan Okrzeya, rivoluzionario del 1905, Ludwik Warynski, fondatore del Partito proletario nel 1880, Karol Swierczewski, generale della Seconda armata polacca nella guerra di Spagna, Wladislaw Broniewski, poeta rivoluzionario che celebrò Stalin prima di finire in un gulag. Per vergogna, o per burocratica pigrizia, la gente non vuole cambiare. E sommerge di lettere i giornali per due casi limite. La revoca della misera pensione agli ultimi tre reduci, ultranovantenni, della guerra di Spagna. Labbattimento dellorgano di Wladislaw Hasior, sulla vetta del monte Beskidy, che suona con il vento «per la gloria dei compagni sovietici». «Alla sinistra europea», dice il capogruppo del Pis, Kuchcinski, «piace demonizzare la nostra voglia di verità. Però non spiega a chi sono dedicati alcuni monumenti che vogliamo rimuovere. Gli "eroici funzionari dellUfficio di sicurezza morti nella lotta contro le bande fasciste", come recitano le iscrizioni, sono gli agenti segreti sovietici che uccisero i partigiani polacchi insorti per lindipendenza, prima contro i nazisti, poi contro i comunisti». In un Paese apatico e spaventato, vero e falso si confondono in una grigia imprevedibilità. Cosa accadrà quando inizieranno a cadere i monumenti allArmata rossa? Cè qualcuno disposto a morire, tra i 45 mila russi che vivono in Polonia, per difendere la memoria dellUrss? «La maggioranza», dice lanalista filo-russo Piotr Mitzner, «odia lUnione Sovietica. Distinguiamo però Stalin dai giovani a cui fu ordinato di andare in guerra. Basterebbe aggiungere ai monumenti iscrizioni che chiariscano contesto e realtà storica. Se al Cremlino non regnasse Putin, se la Polonia non fosse vittima della sindrome Kaczynski, basterebbe una targa da Mosca: "Perdono". Firmato: "I russi". Invece i monumenti saranno abbattuti e la Russia, per la prima volta, ritirerà lambasciatore da uno Stato della Ue». Perché il problema è questo violento cambio del vento. Nel 1990, a Cracovia, fu rimosso dai bastioni il grande monumento allArmata rossa, che aveva liberato Auschwitz. Nessuno fiatò. Putin invece, a Samara, ha appena spiegato che «la russofobia di queste nuove nazioni dellEst» ostacola il dialogo continentale con Mosca. L8 giugno poi, a Varsavia atterrerà Bush, reduce da Praga. Lattesa mediatica ricorda la febbre per larrivo di un sovrano. Negli ultimi trentanni le relazioni Cremlino-Casa Bianca non sono mai state tanto tese, lEuropa tanto fragile. Polonia, Repubblica ceca e Paesi baltici sono i nuovi, euroscettici avamposti orientali degli Usa nellUnione europea. «Dietro lustracja, guerra di nomi e monumenti», dice lex presidente Aleksandr Kwasniewski, «Varsavia e Bruxelles si giocano il ruolo nei prossimi equilibri globali. Il dramma è che i Kaczynski, per blandire un quarto dei vecchi elettori esclusi dalla crescita, indicano in un riscritto passato sovietico il colpevole della frustrazione. E vendono il Paese allo scontro tra Russia e Usa». La tendenza a creare capri espiatori e ad abbattere simboli è un espediente della società per sopravvivere alla disintegrazione. «Ma la Polonia», dice lex ministro degli Esteri Wladyslaw Cimoszewicz, «è stanca di ridere tra le lacrime». Come giovedì sera. La tivù ha mostrato lattempata fidanzata del premier. Deputata della destra, ha dichiarato che sogna Jaroslaw Kaczynski anche a occhi aperti. Nellosteria sulla piazza del mercato vecchio, russi e polacchi hanno rovesciato le birre. Insieme.
la Repubblica
27 Maggio 2007
UNIONE SOVIETICA . La battaglia delle statue: simboli cancellati
GI
Giampaolo Visetti
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
la Repubblica · 28 Giu 2004
Siberia, la mummia maledetta
la Repubblica · 1 Nov 2008
Sardegna vendesi . Sardegna così l' isola perfetta finisce all' asta
la Repubblica · 1 Dic 2008
MONTERCHI - Toscana, il tesoro perduto così lo Stato penalizza larte
la Repubblica · 1 Dic 2008
MONTERCHI - Toscana Se il David è solo una griffe
la Repubblica · 21 Apr 2010
SHANGHAI Metamorfosi di una metropoli al via lExpo delle meraviglie
la Repubblica · 13 Ott 2011
PECHINO - E ora Pechino clona i monumenti del mondo
la Repubblica · 28 Mag 2014
PECHINO - Contrordine compagni "L'arte non si copia"
la Repubblica · 7 Nov 2016
Ritorno a Venezia la sfida dei giovani: "Così salveremo la città che muore"
la Repubblica · 3 Feb 2017
VERONA-Amo l'Arena e la mia città per questo scommetto su un'idea che le rivoluziona"
la Repubblica · 16 Nov 2019
VENEZIA - Il Patriarca "Città svenduta al turismo Ma le persone contano più dei mosaici"
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Europa · 27 Mag 2005
Mediterraneo, il patrimonio che insieme si può salvare
la Repubblica · 28 Mag 2005
Torino. Cantieri, le liti non fermano le ruspe
la Repubblica · 28 Mag 2005
La capitale dell'Arte A-Temporanea
il Sole 24 Ore · 28 Mag 2005
Il turismo culturale va forte, ma l'Italia non ne approfitta
il Sole 24 Ore · 29 Mag 2005
Impresa e cultura - È la creatività la risorsa per competere
Corriere della Sera · 31 Mag 2005
Abruzzese. Si è fatto tanto, ma dobbiamo osare di più. Troppa conservazione scoraggia la curiosità
l'Unità · 2 Giu 2005
Il governo riprova a vendere le spiagge Tremonti - Rischio taglio dei fondi Ue per il Sud
Il Messaggero · 5 Giu 2005
Giancarlo De Carlo si è spento a 85 anni
La Stampa · 3 Giu 2005
Vite d'artisti, nei documentari non stonano
Il Giorno · 7 Giu 2005
L'italiano? Un bene da esportare
Adnkronos · 7 Giu 2005
BENI CULTURALI: Martusciello, un'industria europea della cultura
la Repubblica · 9 Giu 2005
Piano del governo- Strade, le concessioni ai privati
Corriere della Sera · 8 Giu 2005
Un settore all'ultima spiaggia. Lettera al Ministro
il manifesto · 8 Giu 2005
MOSTRE - CIRCOLAZIONE OPERE - Disegni italiani al Louvre
L'Eco di Bergamo · 9 Giu 2005
Intanto la Fondazione minaccia: le istituzioni ci sostengano, oppure ci sciogliamo
ANSA · 10 Giu 2005
Imprese di restauro denunciano il disimpegno dello stato
Avvenire · 11 Giu 2005
Allarme paesaggio - INTERVISTA
il manifesto · 11 Giu 2005
Biennale, trionfa la temeraria Galindo
lombardiacultura.it · 12 Giu 2005
Cultura e paesaggio: le novità del Codice Urbani e l'integrazione della Convenzione Europea del Paesaggio
il Sole 24 Ore · 13 Giu 2005
Le prime novità nel regolamento della Merloni