Mostra disagio per il silenzio del Bel Paese, proprio oon lui che, da quando è arrivato al Paul Getty Museum, ha incentivato la politica delle restituzioni all'Italia. Insomma, ha lanciato l'offensiva del sorriso e del dialogo Michael Brand, direttore delle due raccolte americane create dal petroliere Paul Getty. Trovando il muro del ministro Francesco Rutelli. Eppure proprio in questi giorni Brand ha dato quasi per certo il ritorno allo Stivale della Venere di Morgantina, il marmo dissotterrato da un tombarolo in Sicilia e poi illegalmente venduto agli statunitensi. Entro l'anno dovrebbe rientrare in Italia, secondo le indicazione di un gruppo di lavoro attivato oltreoceano. Al quale erano presenti tre delegati della Regione Sicilia, ma nessuno del Governo italiano, pure invitato con tre lettere rimaste senza risposta. La saracinesca abbassata dal ministro per i Beni culturali trova motivo del «no» del Paul Getty Museum a un'altra restituzione: quella dell'Atleta di Lisippo, un bronzo greco ritrovato dai pescatori marchigiani al largo di Fano nel 1964. Secondo il Getty, il rinvenimento avvenne in acque internazionali, dunque la pretesa italiana non ha fondamento. Rutelli ha obiettato la «responsabilità morale» del museo, in quanto la statua è sicuramente passata per l'Italia, e qui è stata nascosta per poi finire all'estero. Ma Brand in questo caso si trova - dice - in difficoltà a convincere i vertici della Fondazione. Pur tuttavia insiste con la mano tesa verso il vicepremier italiano: «La palla è nel suo campo, sarei davvero felice di riprendere i negoziati». Rutelli punta invece al braccio di ferro: «Nessun bronzo, nessun accordo», ovvero nessun prestito a Malibù e a Los Angeles. Chissà se il ritorno in Italia della Venere ammorbidirà il cipiglio. Per ora a rallegrarsi è l'assessore regionale ai Beni Culturali della Regione Sicilia, Lino Leanza. «Ad Aidone, dove la Venere fu trovata - dice - è già pronto un museo».