In origine era una tenuta agricola, considerata fra le più belle della Conca dOro. Adesso viene restituita alla città come un nuovo spazio di verde urbano. La Fossa della Garofala, racchiusa tra gli alti palazzi di corso Pisani e la cittadella universitaria di viale delle Scienze, dopo un intervento di bonifica durato meno di sei mesi, rinasce dopo essere stata dimenticata per decenni. Quindici ettari di verde, loriginario alveo del Kemonia che insieme con il Papireto delimitavano la città, saranno fruibili grazie alle visite guidate gratuite organizzate dallUniversità. Un architetto, un agronomo, uno storico e un forestale, che svolgono un progetto di servizio civile, porteranno in giro i turisti alla scoperta delle meraviglie della Fossa. La zona deve il nome al primo proprietario, Onorio Garofalo, che ne entrò in possesso verso la fine del XV secolo, ma è con Luigi Filippo dOrlèans prima e con il duca Enrico dAumale poi, che nellOttocento si realizza un elegante giardino paesaggistico, solcato da numerosi sentieri, punteggiato da panchine in pietra, fontane, vasche, cippi e piante secolari. Il percorso realizzato dallUniversità, su iniziativa del dipartimento di Colture arboree, diretto da Tiziano Caruso, in collaborazione con la facoltà di Agraria e con il dipartimento di Agronomia ambientale, si snoda lungo sei tappe. La partenza davanti alla facoltà di Agraria, si passa poi per unantica vasca circolare, un obelisco, un sentiero di aranci amari, i manufatti irrigui, la sosta belvedere sotto un secolare pino dAleppo, per arrivare forse al più affascinante e misterioso luogo della zona: un singolare complesso di cavità e cisterne che ricordano le camere dello scirocco che finiscono sotto a un gazebo. Riutilizzato nel tempo, come magazzino per le derrate agricole e perfino come letamaio, mantiene inalterato il suo fascino di anfratto senza volta. La presenza di ipogei con gallerie ortogonali, di epoca incerta, alimenta tra laltro lipotesi di un uso perfino sepolcrale. «Il corridoio di verde che è stato portato alla luce - dicono Giuseppe Barbera, ordinario di Sistemi agroforestali mediterranei e responsabile del progetto di recupero, e Tiziana Turco, una delle coordinatrici - collega una parte periferica della città fino al centro. Palermo sembra aver dimenticato il valore della Conca dOro. Attraverso questo progetto, scherzosamente definito "Metti un piede nella Fossa" la riqualificazione parte anche da qui». Il grande parco collegato al giardino dOrlèans e a una zona di proprietà di un privato, è visitabile ogni martedì e giovedì dalle 9,30 (prenotazioni al 328 9866182) e si presenta come un giardino pieno di piante esotiche, coltivate dagli studenti di Agraria, con eritrine, yucche e palme secolari o lembi di agrumeti gelsi e mandorli. «Restituiamo alla città un bene che appartiene a tutti - commenta il rettore Giuseppe Silvestri - e che per decenni è stato abbandonato per lincuria e il degrado».