La maggioranza arriva al vertice di oggi sulla finanziaria, il primo dopo quello fallito della settimana scorsa, senza rete. Alle 13 i capi della Casa delle libertà si ritroveranno a palazzo Chigi senza neppure un accenno di intesa su nulla, a partire dal condono edilizio. Alleanza nazionale (appoggiata dall'Udc) è all'attacco su tutti i fronti. Il ministro dell'economia punta i piedi. Il faccia a faccia di ieri pomeriggio tra la delegazione economica di An e lo stesso Giulio Tremonti è servito solo a raggelare ulteriormente il clima. Il vicepremier Fini, il ministro dell'agricoltura Alemanno, appena rientrato da Cancun e il viceministro targato An dell'economia Baldassarri si erano già incontrati in mattinata a palazzo Chigi. Alemanno, come del resto già anticipato da Cancun, ha insistito per rimettere in discussione tutti i provvedimenti annunciati nei giorni scorsi. In cocnlusione, An ha deciso di procedere con un pressing massiccio su tutti i fronti, confortata dalla durissima intervista al Corriere della Sera nella quale il presidente di Confindustria D'Amato bocciava senza appello sia la decisione di rinviare la riforma delle pensioni sino al 2008 sia il condono edilizio, definito «il peggio del peggio». Confortata anche, per la verità, dall'ennesimo no alla sanatoria, pronunicato stavolta da un forzista doc come il ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, che bolla la misura come «devastazione dello stato di diritto» e contropropone, per fare cassa, la vendita dei beni demaniali. Nel pomeriggio la troika di An è andata al confronto diretto con Tremonti, sempre a palazzo Chigi. Il disaccordo non avrebbe potuto essere più totale, sia nel metodo che nel merito. Fini e Alemanno chiedono che il condono non venga varato per decreto bensì inserito nella finanziaria. Tremonti teme imboscate in parlamento, sa di avere contro oltre metà della maggioranza e insiste per il decreto, formula che metterebbe la sanatoria al riparo da ogni sorpresa. Così, ribattono i nazional-alleati, si finisce per espropriare il parlamento. L'argomentazione non smuove il ministro dell'economia. Si passa al merito, l'incomunicabilità resta identica. An non boccia il condono edilizio, ma pretende che sia di proporzioni limitate. Non è un caso se da giorni tutti i leader nazional-alleati (ieri è stato il turno di La Russa) ripetono con parole quasi identiche che la sanatoria va benissimo: purché non riguardi i «grandi abusi». E' il tasto su cui battono anche i tre interlocutori di Tremonti, impugnando la proposta del presidente della commissione lavori pubblici Pietro Armani: sanatoria limitata agli abusi interni e neppure tutti. Il ragionier Tremonti risponde sfoderando le cifre. L'incasso non andrebbe oltre il milardo di euro, un terzo della cifra necessaria. Quella che verrebbe invece raggiunta con la sua formula, sulla quale pertanto deve insistere: condono per le costruzioni abusive sino a 250 metri quadri, versamento di 100 euro a metro quadro per levarsi il pensiero. Restano fuori le ville, ma solo quelle davvero faraoniche. Il braccio di ferro sul condono sarà anche duro, ma impallidisce a paragone del conflitto sulle risorse da destinare al sud e alle famiglie (cavallo di battaglia, quest'ultimo, dell'Udc). Cosa ne direbbe il ministro Tremonti di un esborso pari a circa 6 miliardi di euro, quelli che per An e Udc sarebbero necessari a trasformare la finanziaria in una manovra finalizzata «allo sviluppo»? Ne direbbe, anzi ne dice, che non se ne parla nemmeno. Oltre i due miliardi il governo non può andare. Già così il rapporto tra deficit e pil lieviterebbe dal previsto 1,8 al 2,1. Arrivare al 2,4 e oltre, come chiedono di fatto i centristi e An, è fuori discussione. L'asse Fini-Udc ribatte che i principali partner europei sono già oltre il 3, e non perde l'occasione per ricordare che, in presenza di un intervento immediato e coraggioso sulle pensioni, l'Unione sarebbe stata inevitabilmente di manica ben più larga. Quello sulle risorse era e resta il principale elemento di scontro. Al termine del summit la delegazione di An tiene la bocca cucita. Ma Baldassarri il suo commento caustico lo aveva fornito anticipatamente, parlando alle donne del suo partito: «Bisogna uscire dalla contrapposizione sciocca tra rigoristi e spendaccioni. Non c'è sviluppo vero se si sfondano i conti pubblici, ma con il semplice rigore ragionieristico nella finanza pubblica si affonda l'economia». Una mazzata ai danni del ragioner Tremonti che non è certo stata smussata dal successivo colloquio con il ministro. E' questa la posta in gioco del vertice di oggi. Condita con l'ipotesi di riaprire il condono fiscale e con quella di introdurre un ticket per i farmaci (in aggiunta a quelli già istituiti da 11 regioni). Ma il conto dei vincitori e dei vinti lo si farà soprattutto sulle voci condono edilzio e stanziamenti per lo sviluppo. A meno che non torni in ballo la chiusura di due finestre su quattro per le pensioni d'anzianità nel 2004. Ma è quanto mai improbabile, perché quella partita si è già chiusa con un vincitore netto: la Lega di Bossi e Maroni.