Se Comune, Provincia e Regione ne sono stati entusiasti, se personalità di indubbio prestigio hanno scelto di accettare un ruolo attivo nell'iniziativa, se la prima edizione si preannuncia un gran successo, perché non ricominciare ad assomigliarle? Perché la Biennale di Venezia dovrebbe continuare ad essere un'esposizione pura se Cornice, la fiera che da quest'anno le si accompagnerà, sembra già aver rubato un posto nel cuore dei visitatori e dei compratori? Secondo The Art Newspaper, nonostante nessuna dichiarazione ufficiale sia già stata rilasciata, non è idea peregrina che Davide Croff stia pensando di far tornare la Biennale alle origini, quando l'arte veniva venduta e ' comprata liberamente. Finché la pratica è stata lecita, cioè fino al 1968, Ettore Gian Ferrari ad esempio aveva il compito ufficiale di piazzare le opere esposte alla Biennale versando il 15 per cento all'organizzazione e trattenendo il 2 per cento per se stesso. Consuetudine terminata non tanto a causa della supposta "corruzione" che il commercio esercitava sull'evento, quanto a causa delle lamentele dei dealers ufficiali degli artisti, tagliati fuori dalla compravendita. Oggi che la nascita di Cornice con tanto di sede progettata dal grande architetto, serata inaugurale traboccante di ospiti vip, comitato di selezione delle gallerie degno di tutto rispetto affianca nuovamente vendite e acquisti alla vetrina ufficiale, i tempi sembrerebbero maturi per superare il tabù. Peccato soltanto la prevedibile reazione contraria delle gallerie partecipanti, che lavorano tutto l'anno per essere presenti sulla base di rigidissimi criteri di qualità e che temono dì essere circondati da colleghi non altrettanto meritevoli. E peccato anche per i soliti lamenti di quanti non fanno in tempo a imparare il numero delle fiere italiane che se le ritrovano già raddoppiate. Per quest'anno, comunque, tutto come al solito. Il 2008, del resto potrebbe portare ben più di una novità di questo tipo.