La sottrazione di alcuni reperti archeologici, come anticipato dal Quotidiano, ha lasciato amarezza, angoscia e in qualche caso completa indifferenza, quasi che la fatalità degli eventi debba averla sempre vinta sulla città di Lamezia Terme. A ciò si ribella la sezione lametina di Italia Nostra che ha diramato un duro comunicato, deplorando il furto e lo stato di abbandono che pervade le aree archeologiche. "Si ripete un film già visto negli anni passati, allorché campagne di scavi «mordi e fuggi» hanno lasciato i siti interessati all'abbandono e all'incuria, osserva Italia Nostra, la brutta notizia, prevedibile e addirittura scontata, della violazione dei siti archeologici di Terina e dell'Abbazia benedettina di S. Eufemia non può che destare rabbia e sconcerto da parte della sezione lametina di Italia Nostra costituitasi da pochi giorni in città proprio al fine di contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali". Gli aderenti ad Italia Nostra non possono dimenticare lo scempio irreparabile al sito archeologico (Ville romane) di Pian delle Vigne di Falerna, abbandonato ai rovi e alle sterpaglie, distrutto e cancellato dal fuoco. Né, peraltro, si può dimenticare l'irresponsabile rovina causata nei mesi scorsi nell'area archeologica dell'abbazia cistercense di Corazzo, a Carlopoli, una vicenda finita sotto inchiesta da parte della magistratura. "Ma, soprattutto, non si può tacere la leggerezza con cui sono state condotte le varie campagne di scavi a Terina, osserva Italia Nostra, ogni volta si è effettuato uno scavo, ma, finiti i soldi del finanziamento parziale, l'area è stata completamente abbandonata, come più volte ribadito dal Quotidiano, sicché il finanziamento successivo è servito ogni volta in gran parte per ripulire l'area dalla vegetazione e dai rifiuti". La circostanza del tempo che si perde a ripulire è stata sottolineata anche dal direttore degli scavi Gianfranco Spadea. Italia Nostra si chiede, poi, a che serve avviare uno scavo archeologico, ogni volta temporaneo, senza che vi sia la programmazione e la messa in sicurezza dello scavo stesso? Siamo sicuri che proprio così si valorizza la ricchezza archeologica della piana lametina? E che cosa visiteranno i turisti appassionati dei resti della Magna Grecia? Sono passati decenni e decenni, senza un programma continuo. "Quanto si vede oggi a Terina lascia esterrefatti, la desolazione totale, l'incuria irresponsabile tipica delle discariche, resti di mura e pavimenti dell'antica colonia crotonese risultano esposti non solo alle intemperie, ma anche al pascolo delle greggi e alle incursioni di vandali e bulli, sottolinea infine Italia Nostra, augurandosi che, almeno per l'Abbazia, si corra subito ai ripari, avviando davvero un piano di prevenzione e sicurezza del grande patrimonio, emerso dagli scavi, effettuando con sollecitudine gli interventi di custodia, illuminazione e sorveglianza per cui esisterebbero i finanziamenti. La Soprintendenza, soprattutto, non può continuare a latitare e non sentirsi in colpa per quanto sta accadendo. A proposito di Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria non si comprende come mai solo la regione Calabria (unica in Italia) debba avere un soprintendente a metà, il dottor Pietro Giovanni Guzzo, il quale, a sua volta, è anche soprintendente per i Beni Archeologici di Pompei. E la domanda che esce spontanea è quanto tempo può dedicare una persona alla cura di due siti importanti come la Calabria (e la sua storia millenaria) e la città di Pompei. Questo è un altro tassello dell'indifferenza dilagante delle autorità nazionali e regionali verso la Calabria, ed in particolare verso la città di Lamezia Terme.
ITALIA NOSTRA CONTRO LO SCEMPIO DEI BENI CULTURALI E ARCHEOLOGICI
La sezione lametina di Italia Nostra ha condannato il furto di reperti archeologici a Terina e ha denunciato lo stato di abbandono e incuria delle aree archeologiche. La sezione ha richiesto che si corra subito ai ripari e si avviino interventi di custodia, illuminazione e sorveglianza per il grande patrimonio emerso dagli scavi. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria è stata criticata per la sua gestione, considerata inadeguata. La sezione ha chiesto una maggiore attenzione e risorse per la cura e la valorizzazione del patrimonio archeologico calabrese.
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