Per il condono edilizio, in forma mini o maxi, il governo si sta attrezzando con la formula del decreto legge. Che però non verrà approvato nel prossimo consiglio dei ministri di venerdì: manca il ministro dell'Economia Giulio Tremonti impegnato nel vertice del Fondo monetario a Dubai e, probabilmente, non c'è sufficiente margine di tempo per raggiungere un accordo di maggioranza sulla versione definitiva. Molti i ministri che in questi giorni si sono espressi contro come Giuliano Urbani (Beni culturali) o che hanno posto precisi paletti come Piero Lunardi (Infrastrutture, favorevole a sanatorie solo sulle aree demaniali) o Altero Matteoli (Ambiente, sì ma solo per mini condoni). Se ne riparlerà dunque a fine settimana prossima, a ridosso o in contemporanea con la Finanziaria. BR Ieri hanno lavorato i tecnici dei tre ministeri coinvolti, quello del Tesoro, delle Infrastrutture e dell'Ambiente. Oggi le conclusioni verranno analizzate nel corso dell'incontro di maggioranza che si terrà a Palazzo Chigi con oggetto la manovra da 16 miliardi di euro, le pensioni e, appunto, la sanatoria edilizia. Interessante sarà capire la posizione della Lega che, insieme a una piccola parte di Forza Italia, si è finora espressa contro ogni condono. Nella versione definitiva dovrebbe essere inserita anche una norma, chiesta dal deputato del-incide Ettore Peretti, che addossa ai beneficiari del condono edilizio i costi derivanti dalle necessarie opere di urbanizzazione. Questa precisazione è arrivata dopo che gli ambientalisti avevano osservato che tradizionalmente il condono costa più di quanto rende. E ieri, nel corso di un convegno, è stato accertato che solo a Roma, sulla base di dati ufficiali, a fronte di incassi per i condoni del 1985 e del 1994 di 477 milioni di euro, il Comune ha dovuto affrontare opere di urbanizzazione pari a quasi 3 miliardi di euro. Sulle dimensioni che alla fine prenderà la sanatoria circolano solo indiscrezioni. Quasi certa sembra la riapertura dei termini della sanatoria del 1994 e l'estensione alle aree demaniali. Più indefinito l'oggetto da condonare: solo opere interne la cui regolarizzazione costerebbe molto cara (bagni, finestre, muri), come si legge nella proposta di legge avanzata dal deputato di An Pietro Armani, o costruzioni illegali fino a un massimo di 250 metri quadri e 750 metri cubi di volume come sostenuto dal suo collega di partito e viceministro alle Infrastrutture Ugo Martinat. Per Martinat il condono risponde anche a un criterio di «giustizia» visto che con la «legge obiettivo oggi si possono fare modifiche all'interno di casa propria mentre fino a due anni fa erano abusive». Quel mondo di piccole illegalità conta 300 mila casi accertati. Troppo pochi per far quadrare i difficili conti della manovra che punta di attingere dal condono una cifra oscillante tra i 2,5 e i 4,2 miliardi di euro.