Uno spettro si aggira per l'Italia: è la normativa che regola l'attività di restauratore di beni culturali, una serie di decreti di dubbia costituzionalità, farraginosi al punto da non venire sistematicamente applicati e così contraddittori da rischiare di mettere migliaia di imprenditori del settore in condizione di non poter più lavorare per i prossimi anni. È questo l'annoso problema affrontato oggi a Torino, presso il centro conservazione e restauro La Venaria Reale' nel corso di un convegno che ha visto gli interventi di illustri esperti ed esponenti del mondo delle istituzioni. L'argomento è quanto mai delicato. Le imprese del settore invocano, infatti, ad alta voce chiarezza e certezze legislative per chi opera nel restauro su beni culturali sottoposti a tutela. Una richiesta ancora più pressante considerata la politica di rilancio del turismo culturale realizzata dal governo italiano e, in modo particolare, dalla regione Piemonte. Che il legislatore italiano sia in forte imbarazzo lo dimostra il fatto che, nonostante il primo decreto sia stato emanato nel 2001, manchino ancora i provvedimenti attuativi. Le confederazioni artigiane, Cna in testa, paventano che, qualora i decreti venissero attuati, circa 30 mila imprese in Italia si troverebbero di fatto a non poter più operare nel settore. La normativa, infatti, prevede che gli operatori del settore siano in possesso di precisi requisiti che dovrebbero avere ottenuto negli otto anni precedenti: di qui, gli evidenti dubbi di incostituzionalità della norma.