Duecentoventi straordinari pezzi rimasti nascosti per anni in un caveau della Banca nazionale di Kabul Coppe doro, vetri statue e ceramiche che testimoniano lincontro tra Oriente e Occidente In occasione della esposizione inaugurato il nuovo ingresso davanti al Duomo -------------------------------------------------------------------------------- "A nation stays alive when its culture stays alive". Una nazione si mantiene viva quando la sua cultura si mantiene viva. La scritta che stava a grandi lettere allingresso del Museo nazionale di Kabul oggi chiude, proiettata sul pavimento, la bella esposizione "Afghanistan. I tesori ritrovati", curata da Pierre Cambon, promossa dalla Fondazione per larte della Compagnia di San Paolo e inaugurata ieri al Museo di Antichità. Più di 220 i pezzi dalle collezioni del museo afgano, datati tra letà del bronzo e limpero Kushano, a testimoniare una memoria millenaria ritrovata, una cultura frutto di incontri e contaminazioni tra Oriente e Occidente. Le opere - coppe doro e vetri, ceramiche, placche e stele funerarie, e ancora capitelli e statue, bracciali e pendenti, avori indiani e intagli greco-romani, tutti materiali preziosi lavorati con straordinaria maestria - arrivano dal Musée Guimet di Parigi, dove erano esposti da dicembre. Dopo Torino, prima e unica tappa italiana, andranno a Bonn e Amsterdam, poi negli Stati Uniti e in Giappone. Un viaggio intorno al globo per tesori che sarebbe rischioso fare ritornare in patria. «LAfghanistan non è solo guerra, terrorismo, distruzioni, ma vita, cultura, arte. Questo il messaggio che intendo rivolgere alla comunità mondiale - ha detto il vice ministro della Cultura Omar Sultan, ieri a Torino per la presentazione con una delegazione di trenta afgani. - Se questa mostra è possibile devo dire grazie alle persone sedute davanti a me». Il riferimento era soprattutto al direttore del Museo di Kabul Omar Khan Masudi, il principale artefice del salvataggio delle opere, segretamente ricoverate dall88 in un caveau della Banca Nazionale allinterno del Palazzo presidenziale. Il nucleo principale, recuperato alcuni anni fa, ha dato origine alla mostra. La prima organizzata "in proprio" dalla Fondazione per lArte della Compagnia di San Paolo, come annunciato dal presidente Carlo Callieri e dal segretario generale Dario Disegni. Alla Fondazione si deve anche parte del recupero del Teatro romano, ora accessibile da via XX Settembre (227mila euro di investimento, mentre altri 200mila arrivano dal Ministero per i Beni culturali). E proprio dal Teatro si approda allarea interrata del Museo di Antichità, dove è allestita la mostra. Prima di varcare la soglia, un enorme pannello fotografico illustra il restauro del Minareto di Jam, nel cuore della regione di Ghur, coordinato dallarchitetto Andrea Bruno. Si deve a Bruno, attivo in Afghanistan da oltre 40 anni, anche lallestimento della mostra torinese, in cui sono esposti reperti dai siti di Tepe Fullol, sede della cultura Battriana, Ai-Khanum, estremo avamposto orientale dellellenismo, Tillia Tepe, dove si sono rinvenute sei tombe intatte da cui provengono i più spettacolari reperti e infine Begram, sul sito dellantica Alessandria del Caucaso. Al termine del percorso di visita, le uniche due opere che non lasceranno Torino quando la mostra, da oggi aperta al pubblico, chiuderà il 23 settembre: sono due statue in terracotta di divinità dal Peshawar, datate al VI-VII secolo, acquistate di recente dalla Compagnia di San Paolo (560 mila euro il costo) per il Museo di Arte Orientale che apre i battenti il 15 settembre 2008. Dal 1 giugno si potrà accedere da piazza del Duomo alla caffetteria di Palazzo Reale, dal 21 nel Teatro romano eventi serali in tema con la mostra (martedì-domenica 10.30-19.30, giovedì e sabato fino alle 23, info 800329329, www.fondazionearte.it).
Afghanistan, la memoria ritrovata - Al museo dAntichità la mostra sui tesori salvati dalla guerra
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La mostra "Afghanistan. I tesori ritrovati" è stata inaugurata al Museo di Antichità di Torino. La mostra presenta oltre 220 pezzi provenienti dalle collezioni del Museo nazionale di Kabul, datati tra il bronzo e l'epoca kushano. Le opere includono coppe doro e vetri, ceramiche, placche e stele funerarie, e ancora capitelli e statue, bracciali e pendenti, avori indiani e intagli greco-romani. La mostra è stata curata da Pierre Cambon e promossa dalla Fondazione per l'arte della Compagnia di San Paolo. I pezzi sono stati recuperati segretamente dall'88 in un caveau della Banca Nazionale di Kabul, e sono stati restaurati e restaurati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo