Alla fine Tremonti «apre» sul deficit Non è riuscita la "stretta" sul condono edilizio per portare il decreto legge già all'esame del Consiglio dei ministri di domani. Tutto è rinviato alla prossima settimana, insieme al resto della manovra. Sono ancora troppe le incognite politiche, soprattutto sul destino della sanatoria sulle aree demaniali, che risulta indigesta a larghi settori della Casa delle libertà, anche perché l'ipotesi attuale si estende alle spiagge, ai litorali e ai fiumi. La riunione tecnica fra i tre ministeri competenti (Economia, Infrastrutture, Ambiente), prevista per ieri mattina per consolidare le bozze, di testo dei 'giorni scorsi, è stata aggiornata m attesa che siano sciolti i principali-nodi politici e arrivino le osservazioni dei Ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Nessuno mette in dubbio nel Centro-destra che il condono edilizio si farà, neanche chi gli è apertamente ostile; resta ancora da definire, però, il perimetro, il peso e il gettito del provvedimento sulle aree pubbliche. La delegazione di An ha confermato ieri al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso del vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi, la disponibilità a sostenere soltanto un condono limitato e per piccoli abusi. Nella discussione sui paletti da mettere alla sanatoria e in assenza di sostanziali passi avanti del lavoro ministeriale, ieri è tornata di attualità l'ipotesi lanciata dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Pietro Armani, che è appunto di An, di eliminare dal provvedimento la sanatoria sulle aree demaniale e quella delle nuove costruzioni non conformi, per destinazione d'uso, ai piani regolatori. L'ipotesi che fa Armani che già aveva proposto un'analoga misura nella Finanziaria 2002 è quella di "pulire" il provvedimento delle norme più devastanti, elevando l'entità dell'oblazione, clic oggi è stata fissata dai tecnici nelle bozze ministeriali per le nuove costruzioni a cento euro per metro quadrato, ma che resta uno dei punti da affrontare in sede politica. Una sanatoria più equa e meno devastante, insomma, con un'oblazione più alta e senza le aree demaniali. È un'ipotesi che potrebbe prendere strada e compattare il partito del "condono leggero" a patto che, dai conti dell'Economia e delle Infrastrutture, non risulti che un'oblazione troppo alta scoraggi molti dall'adesione alla sanatoria. Al momento, la sanatoria sulle aree pubbliche prevede tre tipologie di gettito per lo Stato. Un primo incasso deriverà dal riconoscimento della concessione alle attività abusive esercitate sulle aree demaniali: arriverà dall'importo del canone concessorio per gli anni arretrati con l'aggiunta di una sanzione. Un secondo incasso arriverebbe dall'estensione della concessione alle opere abusive e anche qui dovrebbe essere prevista una sanzione. Un terzo importo, dal 2004 in poi, arriverebbe dalla messa a regime dei canoni concessori e dalle altre imposte che vanno pagate sulle attività regolarizzate. Questo pacchetto di misure potrebbe portare tra uno e due miliardi di euro ma stime attendibili non esistono ancora - in relazione all'estensione dei beni che saranno sanati. L'ipotesi iniziale è che nessuna area demaniale sia esclusa. A questa ipotesi principale se ne aggiungono altre, aggiuntive o alternative, che vanno quasi sempre nel senso della privatizzazione delle aree demaniali, che, nell'attuale bozza di decreto legge, non è invece prevista. Il modello è l'articolo 71 della Finanziaria 2002 che fu poi stralciato. Per il resto, i cardini del filone principale della sanatoria sono definiti. Si consolida la data del 31 marzo come termine per l'ultimazione delle opere sanabili, si conferma il limite dei 750 metri cubi per unità immobiliare da regolarizzare (non passa per ora una proposta di innalzarlo), la domanda sarebbe presentata entro il 15 dicembre, come pure il pagamento della prima rata dell'oblazione.
Sanabili anche i litorali? Scontro nella Cdl
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha aperto sul deficit il condono edilizio previsto per la manovra. La sanatoria sulle aree demaniali è ancora indigesta ai politici del Centro-destra. La delegazione di An ha espresso la disponibilità a sostenere un condono limitato e per piccoli abusi. L'ipotesi di eliminare la sanatoria sulle aree demaniali e delle nuove costruzioni non conformi è stata proposta dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Pietro Armani. La sanatoria prevede tre tipologie di gettito per lo Stato, tra cui l'estensione della concessione alle opere abusive e la messa a regime dei canoni concessori.
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