Ma una parte dell'edificio resta vincolata dalla Soprintendenza. La contrarietà del sindaco Bertiolo In meno di 24 ore è stata abbattuta la filanda, anzi una parte per dei vincoli imposti dalla direzione regionale per i beni culturali . Una gigantesca gru della Natison Scavi dotata di un braccio lungo 20 metri ha abbattuto il capannone risalente agli anni 60, primo lotto di lavori che coinvolge un edificio che ha meno di 50 anni di vita e quindi non è soggetto a vincoli. Sono rimasti invece in piedi e lo rimarranno se le condizioni non dovessero cambiare l'immobile settecentesco e quello del 1922 sottoposti a vincolo di procedura di vincolo culturale. «Come amministrazione comunale - afferma il sindaco Mario Battistuta- non siamo d'accordo su questi vincoli, perché dal punto di vista architettonico, a nostro avviso d'interessante c' è solo una facciata che ha un apprezzabilità dal punto di vista storico, ma è assolutamente fuori scala, rispetto alla media dell'altezza dei fabbricati esistenti nel bertiolese». Secondo il primo cittadino i macchinari che si trovano all'interno non hanno nessun pregio dal punto di vista dell'archeologia industriale. Bertiolo non ha nessuna piazza importante ma solo degli slarghi e intenzione del comune sarebbe quello di ricreare la piazza che sorgeva un tempo al posto della filanda, dove c'era il commercio del bestiame. «La nostra idea sarebbe quella di ricreare l'antica braida - auspica il sindaco - perché riteniamo sarebbe questo momento comunitario e invece in queste condizioni pare non sia un progetto attuabile. Invece di una piazza, ci sarà una piazzetta». Secondo Battistuta l'ipotizzata piazza potrebbe avere una duplice destinazione: utilizzata all'occorrenza per manifestazioni, durante l'anno come parcheggio, area di collegamento fra le vie Roma e Latisana. Mantenere l'immobile degli anni '20, ristrutturarlo ed eventualmente mantenerlo avrebbe dei costi di gestione esorbitanti e sproporzionati alla reali esigenze del paese. L'amministrazione ha provato a contattare l'accademia di Villa Manin per verificare se erano interessati a spostare una parte dell'attività, ma al momento non ci sono stati movimenti in questo senso. Per l'opera il sostegno economico non si è fatto attendere: nei prossimi venti anni arriveranno 800 mila per l'abbattimento e l'acquisto, un altro milione e 400mila per la parte settecentesca. «Al piano terra abbiamo pensato di realizzare un centro comunitario per esposizioni dove vorremmo predisporre una cucina - spiega Battistuta - per creare un centro di incontri». L'appalto è stato vinto dalla ditta Cois di Povoletto e sub appaltati alla Natison Scavi di San Giovanni al Natisone. Daniele Paroni