«Fa discutere la proposta del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, di sostituire il condono edilizio con la vendita di parte dei beni demaniali. All'interno della Casa delle libertà c'è chi la bolla come un sogno a occhi aperti e chi si dimostra più possibilista, ma pur sempre senza perdere di vista le esigenze del Governo di fare cassa. L'opposizione, invece, non concede attenuanti: la proposta «è irricevibile», ha affermato l'ex ministro dei Beni culturali ed esponente diessino, Giovanna Melandri. Per quanto dello stesso schieramento di Urbani, anche Pietro Armani (An), presidente della commissione Ambiente della Camera, non usa giri di parole. Definisce la proposta del responsabile dei Beni culturali «chiacchiere, perché c'è un problema di copertura finanziaria. Abbiamo un buco di bilancio da coprire: occorrono i soldi. Pochi, maledetti e subito. La vendita dei beni demaniali non garantisce lo stesso gettito e poi richiede tempo». Armani spinge, dunque, per il condono. E rimette in pista una sua vecchia idea, che i tecnici del ministero dell'Economia stanno valutando. «Si tratta spiega di un emendamento alla Finanziaria dello scorso anno che riguardava un condono edilizio "mirato". Alla fine Tremonti mi convinse a ritirare quella proposta, anche se riguardava solo determinati abusi, di lieve entità: erano escluse le nuove edificazioni e quelle non conformi agli strumenti urbanistici. Avevo fatto i calcoli: avrebbe permesso di incassare un miliardo di euro. Se si aumenta l'importo delle oblazioni, ora si può puntare a incassare anche tre miliardi». Meno severo è Franco Asciutti, presidente forzista della commissione Cultura del Senato, che apre alla proposta di Urbani. «In molte zone afferma gli immobili del Demanio sono in condizioni pietose. Lo Stato non li utilizza. Allora meglio venderli. Si tratta di capire quanto ci si può ricavare. Mi risulta che all'Economia stiano valutando questo aspetto. Una volta fatti i conti, se ancora esistono esigenze di bilancio, si può ricorrere obtorto collo al condono, ma limitato, a quel punto, ai piccoli abusi, che non arrecano particolari guasti al paesaggio». Inflessibile, invece, il fronte dell'Ulivo, «La proposta è irricevibile sostiene Giovanna Melandri per il semplice fatto che è ispirata all'esigenza di sostituirsi al condono edilizio pei fare cassa, non già per valorizzare il patrimonio storico-artistico, nei confronti del quale il Governo Berlusconi ha dimostrato di non nutrire alcun interesse». Il «drammatico tentativo di fare cassa», rincara la dose Franca Chiaromonte, responsabile del settore cultura dei Ds, induce l'Esecutivo a una «politica di deresponsabilizzazione» nei confronti del patrimonio culturale. Sauro Turroni, vicepresidente della commissione Ambiente del Senato, definisce «improvvisazioni» quelle di Urbani. Sono «un vero e proprio attentato alla Costituzione», afferma Turroni, perpetrato da chi ha il dovere di custodire i beni demaniali. Pieno appoggio al ministro dei Beni culturali arriva da un ex di via del Collegio Romano, Antonio Paolucci, ora soprintendente regionale della Toscana. «Sono contrario al condono sottolinea Paolucci e favorevole alla proposta di Urbani. D'altra parte un ministro che ha appena presentato un disegno di legge per la qualità architettonica non può avallare la sanatoria degli abusi edilizi: sarebbe un ossimoro. Meglio la vendita dei beni demaniali, ovviamente di quelli senza valore artistico».