L'ARCHEOLOGIA L'INTERVENTO Il piano punta a portare alla luce e restaurare tutti i tesori nascosti Con il nuovo finanziamento saranno espropriati altri 15 ettari Pozzuoli. Cinquanta milioni di euro per la più vasta campagna di scavi archeologici che la Regione ha in programma per i prossimi 10 anni. Il via ai lavori previsto a settembre. Marco Di Lello, assessore ai Beni culturali, vara il piano di recupero di Cuma, la più antica delle colonie greche d'occidente. «È tra i siti più straordinari che abbiamo - spiega - quello che ha forse subìto meno di tutti i danni dell'urbanizzazione forsennata del territorio: e allora è giusto mettersi al lavoro per trasformare Cuma nella nuova Pompei». Cuma è il museo all'aperto, forse, più strabiliante del mondo. Quale altro potrebbe vantare dieci chilometri di monumenti eccezionali da vedere e 2737 anni da raccontare? Tombe e catacombe che mischiano morti benedette ed edifici poderosi. E anfiteatri, fori, cripte, mausolei, ville e dimore lungo la valle che si distende in direzione di Licola. Fosse una soap avrebbe bisogno di mille puntate, e poi ancora mille: l'anfiteatro di 90 metri di lunghezza, il mausoleo delle Teste cerate, il tempio di Hera, il santuario di Iside, il Capitolium cittadino. E ancora la Cripta romana che sboccava al porto, il tempio di Apollo, la cisterna greca, il tempio di Giove, l'antro della Sibilla. «Con il nuovo finanziamento verranno espropriati altri 15 ettari di terreno, per continuare i lavori di scavo - continua ancora Di Lello - Secondo gli esperti, l'area archeologica è vasta almeno 100 ettari e fino ad adesso gli scavi hanno interessato meno del 20 per cento». Città prima greca, fondata nel 730 a.C. dai coloni euboici poi, allontanata la minaccia etrusca, conquistata dai Sanniti, Cuma era un caposaldo strategico per il controllo del territorio. Ma Cuma è anche l'esempio dello scempio edilizio del millennio scorso. Come si può, per esempio, individuare quel piccolo e sconosciuto anfiteatro da quattromila posti che il demanio ha fittato a lungo a un contadino e che questi, per decenni, ha coperto di terra e concime gradone per gradone, coltivandovi sopra ortaggi e mimetizzandolo da podere, con l'arena seminata a fave e broccoli, mentre agli ingressi erano sistemati recinti per polli e maiali? L'anfiteatro del secondo secolo è sulla strada che porta al Fusaro, parzialmente recuperato negli anni passati. Ma adesso, nascosto dalla inferriata, non è ancora visitabile. Ed è una fortuna: perché è ricoperto da erbacce.