Chissà cosa avevano per la testa mentre "scalpellavano" la Barcaccia di piazza di Spagna, i quattro stranieri arrestati qualche giorno fa per danneggiamenti. Volevano portarsene a casa un pezzetto come souvenir. Sono finiti in carcere e, ieri, sono stati condannati a un anno di reclusione ciascuno con il rito abbreviato. Olga Sevastikaya, 41 anni russa, Darius Pagliutis, 44 anni lituano e Maxim Avrilov, 29 ucraino, Denis Dimitru, 32 moldavo, si sono presentati davanti al giudice monocratico Aurora Cantillo sostenendo di non aver fatto nulla. Il giudice li ha ascoltati e ha deciso di infliggergli una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. Non sette mesi, ma cinque di più, quasi anticipando quelli che sarebbero stati i provvedimenti presi in Consiglio dei ministri, con il decreto varato ieri e annunciato dal responsabile del dicastero dei Beni culturali Francesco Rutelli, e cioè pene più severe anche per chi attenta al paesaggio e ai siti archeologici. La Cantillo ha respinto la richiesta di scarcerazione nei confronti di Sevastikaya, Pagliutis e Avrilov, perché hanno tutti precedenti penali, per il giudice sono da considerarsi socialmente pericolosi, e soprattutto non avrebbero una dimora fissa dove scontare gli arresti domiciliari. Pena sospesa e non menzione invece per Dimitriu in quanto incensurato e con foglio di via. I difensori degli imputati, gli avvocati Enrico Liberati, Giuseppe D'Ettorre e Luca Milani, hanno annunciato ricorso: «Ci rivolgeremo all'appello, è una pena ingiusta». Il giudice, prima di arrivare alla sua decisione, ha ascoltato in aula l'architetto Walter Proietti, della Sovrintendenza ai monumenti del Comune di Roma. Al consulente era stato chiesto di effettuare un sopralluogo sulla fontana per quantificare il danno. Ha spiegato, nella sua relazione, di aver individuato un buco della profondità di un centimetro e del diametro di un centimetro e mezzo, verosimilmente provocato con un colpo inferto da un corpo contundente di metallo. Tesi compatibile con il ritrovamento del cacciavite nella Barcaccia, che uno dei carabinieri intervenuti sul posto, ha visto gettare proprio da uno degli imputati. Il danno, temporalmente, sarebbe riconducibile a non oltre due, tre giorni, precedenti agli arresti. Il perito ha poi quantificato in 40 milioni di euro il valore complessivo della fontana, stabilendo che il danneggiamento è pari a cinque millesimi, e quindi, complessivamente, a circa 15.500 euro (ottomila per il solo danno, 7.500 per il restauro) calcolando anche la cifra necessaria per ripulire la fontana. Dopo l'intervento di Proietti sono intervenuti i difensori, sostenendo che dalla ricostruzione dell'accaduto non appare certo che siano stati i 4 stranieri a provocare il danno, sebbene si trovassero nella fontana in stato di ebbrezza. Hanno poi aggiunto che la stessa deposizione del perito, arrivato quando non c'erano più i carabinieri ma una pattuglia di vigili urbani, non dà certezza circa il momento in cui la lesione è stata provocata. Per questa ragione, gli avvocati avevano chiesto l'assoluzione piena per tutte le imputazioni e in subordine soltanto il minino della pena per le lesioni e la resistenza. Il giudice però non ne ha voluto sapere. E per quella notte del 13 maggio scorso, quando i quattro, completamente ubriachi, hanno cercato di portare via un pezzetto di una delle fontane più belle di Roma, ha mantenuto il carcere e impartita la condanna, contestando la resistenza, le lesioni e il danneggiamento. È costata cara la vacanza ai quattro stranieri. Forse perché non sapevano che la loro vera fortuna, non era quella di potersi portar via un pezzetto di fontana, ma soltanto di avere la possibilità di ammirarla.
ROMA - Barcaccia: Volevano portarsene a casa un pezzetto come souvenir
Quattro stranieri, Olga Sevastikaya, Darius Pagliutis, Maxim Avrilov e Denis Dimitru, sono stati condannati a un anno di reclusione ciascuno per danneggiare la Barcaccia di piazza di Spagna. I quattro, arrestati qualche giorno fa, sostenevano di non aver fatto nulla, ma il giudice ha deciso di infliggergli una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. La condanna è stata inflitta dopo un sopralluogo sulla fontana effettuato dall'architetto Walter Proietti, che ha quantificato il danno a 15.500 euro. I difensori degli imputati hanno annunciato ricorso, affermando che la pena è ingiusta.
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