Un testo deludente», che prefigura «una discutibile evoluzione dell' attuale struttura del ministero» e una sua «riorganizzazione non mirata». È molto negativo il giudizio del Consiglio superiore dei Beni culturali sulla bozza di riordino di via del Collegio romano messa a punto dal ministro Francesco Rutelli. La riforma, che verrà portata all'esame del Consiglio dei ministri la prossima settimana, è giudicata centralistica dall'organismo presieduto dal professore Salvatore Settis, caratterizzata dalla volontà di togliere potere agli organi periferici dei Beni culturali, di verticalizzare sempre di più la struttura del ministero. Nella bozza di riordino è la critica del Consiglio superiore - si è lasciato intatto il numero eccessivo delle Direzioni generali mentre sulla loro funzione resta un margine di ambiguità molto elevato. Il loro ruolo, resta "incerto" , «mal definito e incoerente rispetto alle strutture periferiche». Tanto che le soprintendenze territoriali, i settori più sacrificati dalla riforma Rutelli, si trovano nella condizione di dover dipendere contemporaneamente dalle direzioni generali centrali e dalle direzioni regionali. Le quali hanno già impoverito gli organici delle soprintendenze, degli archivi e delle biblioteche, mortificandone la capacità d'iniziativa e limitando l'autorevolezza nel contesto locale. La posizione del Consiglio superiore va anche letta come una risposta alle contestazioni che in queste settimane sono giunte al ministero dalle soprintendenze italiane, che lamentavano proprio l'ulteriore depotenziamento che deriva loro da questa riforma. Su questo il sindacato va anche oltre: recependo la proposta formulata nelle settimane scorse dalla periferia del ministero la Uil chiede che alle soprintendenze sia restituita la funzione di stazione appaltante per gli interventi di manutenzione del patrimonio. A Rutelli viene anche contestata l'istituzione di una soprintendenza speciale al Maxxi e l'unificazione della soprintendenza di Pompei con quella all'archeologia di Napoli. L'unico accorpamento che la riforma Rulelli prevede è proprio quello che non era stato indicato da Settis: l'unificazione della direzione generale degli archivi con la direzione generale delle biblioteche. Una decisione che se venisse confermata porterebbe ad una ulteriore svalutazione del ruolo degli archivi e delle biblioteche statali. Che infatti si stanno preparando ad agitazioni su tutto il territorio nazionale.