Del demanio storico-artistico fanno parte 1.650 fabbricati ((con una superficie complessiva di 7 milioni e 600mila metri quadrati) e 2.600 ettari di terreni. È questo il patrimonio gestito dall'Agenzia del Demanio cui si potrebbe attingere per la vendita di beni ipotizzata dal ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani (si veda II Sole-24ore di ieri). Elenchi degli immobili dismissibili per ora, però, non ce ne sono. Così come non è ancora stato effettuato un censimento tecnico e amministrativo dettagliato di tutti i beni immobiliari, demaniali e patrimoniali, dello Stato. In attesa di liste precise cominciano, però, a prendere corpo le ipotesi su cosa possa essere venduto. «Un pronto recupero di liquidità dice Sergio Lazzarini, docente di legislazione dei beni culturali alla statale di Milano potrebbe arrivare cedendo ai concessionari di aree demaniali che sono state legittimamente utilizzate e trasformate le zone in questione, a prezzo di mercato». L'idea riguarda casi come quelli delle sponde dei grandi laghi del Nord (lago Maggiore, di Como, di Carda, D'Orta e D'Iseo) le cui sponde sono state spesso "occupate" in maniera del tutto 'regolare dai proprietari delle ville storiche adiacenti per realizzare darsene, terrazze, gazebi ecc. «Oltre a fare cassa in maniera veloce, questo permetterebbe di coinvolgere i privati in una tutela attiva dell'ambiente continua Lazzarini , salvando il principio di legalità». Oltre ai beni storico-artistici (che contano appunto 1.650 fabbricati per 7,6 milioni di metri quadrati e 810 terreni per 2,600 ettari), l'Agenzia del demanio gestisce anche un patrimonio disponibile di 3.300 fabbricati (per 1.675.000 metri quadrati) e 7.900 terreni (per 14.700 ettari) e un patrimonio indisponibile di 15.450 fabbricati (per 30,5 milioni di metri quadrati) e 1.900 terreni (per 57.600 ettari). Per avere un censimento dettagliato di questi beni (senza il quale è difficile quantificare con precisione l'introito ricavabile da un'eventuale dismissione) l'Agenzia, nel luglio 2002, lanciò una gara con l'obiettivo di selezionare nove operatori privati, incaricati di disegnare il quadro della situazione. Il 25 settembre prossimo verranno aperte le buste con le offerte dei circa trenta concorrenti che hanno risposto all'appello. Subito dopo l'aggiudicazione, i vincitori cominceranno a passare al setaccio i circa 30mila beni del portafoglio di Stato. I tempi comunque non sono rapidi. La gara prevede infatti che il compito venga portato a termine in diciotto mesi (scadenza che l'Agenzia del Demanio può, se necessario, prorogare a trentasei). Una fotografia completa non arriverà quindi prima del 2005. C'è poi il discorso degli abusi commessi su aree demaniali. Secondo Legambiente che ha rielaborato i dati forniti dalla Guardia di Finanza, dalle Capitanerie di porto e dal Corpo forestale, le infrazioni commesse sul demanio marittimo dal 1999 al 2002 sono state più di 14mila. In pole position ci sono Calabria, Sicilia e Campania, dove solo nel 2002 le irregolarità accertate erano state 1.688. Le Regioni più virtuose sono state invece Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Veneto, Marche e Molise. L'anno record per numero di abusi è stato il 2001: in dodici mesi le segnalazioni sono state 3.898. Ogni infrazione non corrisponde però all'esistenza di un edificio illegale; le irregolarità censite dalle forze dell'ordine e dalle Capitanerie di Porto possono essere infatti di vario genere, come ad esempio ampliamenti di costruzioni già esistenti, muretti o tettoie. Un quadro più esaustivo del numero degli edifici interamente abusivi lo fornisce invece un monitoraggio a tappeto basato su fotografie aeree e finanziato dai ministeri dei Trasporti e del lavoro al fine di realizzare un catasto dei beni demaniali marittimi. I dati, che risalgono però al 2000, parlano di 4.334 occupazioni illegali. Un numero cui si devono quindi aggiungere gli edifici abusivi realizzati negli anni successivi.