LA VASCA E IL MOSAICO TESORI PALEOCRISTIANI La fonte battesimale del VI secolo è lunica nel suo genere in Sicilia -------------------------------------------------------------------------------- Il ritrovamento e il restauro di questi importanti reperti rimbalzano da Tunisi, da quellisola siciliana che è Dar Bach Hamba, dove le foto della vasca e del mosaico campeggiano nella mostra documentaria della Fondazione Orestiadi sul patrimonio paleocristiano di casa nostra. Una mostra, come dicono il curatore Enzo Fiammetta e il presidente della Provincia di Trapani Antonio DAlì, che il prossimo anno farà tappa anche a Trapani, come una sorta di omaggio alla documentazione del reperto nuovo arrivato. Caterina Greco, dirigente del Servizio beni archeologici della soprintendenza trapanese conferma: la vasca di Selinunte recuperata durante la campagna di scavi della Soprintendenza di Trapani, è lunica, per tipologia e dimensioni, scoperta sinora in Sicilia. Realizzata in muratura e rivestita internamente con un sottile strato di cocciopesto, la vasca si presenta imponente e ben conservata: spiega la Greco nel catalogo della mostra che si tratta dellunico elemento riconoscibile di un battistero che in età medioevale fu trasformato in impianto per la fabbricazione della calce, come testimonia il rinvenimento di un bacino rettangolare per lidratazione delle pietre calcinate. Il gioiello ritrovato di fatto è già in mostra, nel parco archeologico si Selinunte, anche se in una zona, alla foce del fiume Modione, poco battuta dai turisti: ha una forma ottagonale, con otto piccoli alveoli che si aprono alla stregua di petali di fiore. Allinterno spicca una croce greca, mentre sul fondo del pozzetto circolare si vede il foro per il deflusso dellacqua. Ogni lato presenta tre gradini: la profondità (un metro e settanta circa dal fondo del pozzetto al colletto esterno) sembra indicare che il rituale prevedesse il battesimo per immersione. Una nicchia, con una canaletta alla base, aveva probabilmente la funzione di convogliare allinterno della vasca lacqua captata da qualche fonte vicina o direttamente dal fiume. «Il sistema di afflusso - scrive la Greco - era poi sormontato ed inquadrato da un piccolo arco con funzione di "baldacchino", come attestato in altri impianti della stessa epoca». Il recupero di una fibbia in bronzo confermerebbe la datazione del sesto secolo, la stessa epoca dello splendido battistero tunisino esposto dal Museo del Bardo per linaugurazione della mostra sul tardoantico. Ma leco di storia che si porta appresso la vasca dice, attraverso uniscrizione funeraria in lingua latina, che anche a Selinunte vigeva lusanza di utilizzare gli spazi vicini agli edifici di culto cristiano per sepolture privilegiate. Una scoperta che rilancia il tema dellesistenza di una comunità cristiana organizzata. «Ma soprattutto questa vasca ci dice che la storia di Selinunte non si ferma al periodo punico ma si allunga nei secoli fino al tardoantico e al bizantino - dice Caterina Greco - A Selinunte cè una storia tutta da scoprire: se cè un battistero significa che cè anche una basilica, la presenza di una comunità cristiana vuol dire che cera un insediamento stabile. Sono dati estremamente significativi». Assai più tormentata la storia del mosaico di Villagrazia di Carini, luogo simbolo, seppur misconosciuto, nella mappa paleocristiana della Sicilia occidentale. Si tratta di un grande tappeto musivo del quarto secolo acquisito nel 1873, dopo il suo ritrovamento, da Giuseppe de Spuches, principe di Galati, che, col conforto di Antonio Salinas, ne ipotizzò lappartenenza a una piccola basilica di età paleocristiana. Una scoperta che si rivelò fondamentale per decifrare il sito di San Nicola, identificato con il grande insediamento di Hykkara. Dopo la sistemazione in un salone di Palazzo Galati, in via Ruggero Settimo, nellala poi acquistata da Renato Guttuso, nel 1975 Antonino De Spuches, forte della clausola che escludeva il mosaico dalla vendita dellimmobile, chiese e ottenne la rimozione del prezioso pavimento. Smontato in settanta pezzi, il mosaico, dopo aver dormito per anni in un magazzino, divenne incredibilmente di proprietà della Sitas, la società che gestisce complessi alberghieri a Sciacca. Come spiega Francesca Spatafora, dirigente del servizio archeologico della Soprintendenza, lacquisto venne poi sospeso dalla stessa istituzione che successivamente espropriò il mosaico conservandolo nellAlbergo dei poveri. Solo tre anni fa venne finanziato il progetto di restauro e rimontaggio della Soprintendenza, portato a termine da pochi mesi. Il mosaico è stato ora ricollocato temporaneamente nelloratorio di San Filippo Neri, annesso alla chiesa di SantIgnazio allOlivella. In attesa di essere presentato ufficialmente alla città e di trovare una sede adeguata, il mosaico è stato sistemato, quadrato per quadrato, su un supporto in legno, dove adesso mostra il fascino antico dei suoi motivi geometrici, dei suoi elementi floreali, delle sue figure zoomorfe. Il mosaico è una testimonianza ulteriore della ricchezza del territorio di Carini, che in età tardoantica conobbe di certo un momento di prosperità. Ma la riscoperta dei tesori paleocristiani passa anche da quello straordinario patrimonio monumentale sotterraneo costituto dalle catacombe, aperte e fruibili, per lo più della Sicilia orientale, che al Dar Bach Hamba esercita tutta la sua suggestione grazie alle foto di Giuseppe Mineo ed Ernesto Sanfelice. Un percorso che sprofonda nei secoli, giù fino ai primi riti della nuova dottrina, e che sembra volersi lasciare inghiottire da queste gallerie sotterranee così cariche di mistero. Oltre, il Teatro greco, oltre lOrecchio di Dioniso e gli altri tesori archeologici più celebrati, Siracusa, ad esempio, nasconde, si fa per dire, tre grandi complessi catacombali, fruibili dal pubblico al punto che il biglietto dingresso riesce ad autofinanziare lingresso. Siracusa è certamente lepicentro siciliano del patrimonio sotterraneo con i suoi tre cimiteri paleocristiani, Vigna Cassia, Santa Lucia e San Giovanni: i complessi più rilevanti dopo quelli romani, come spiega Mariarita Sgarlata, ricercatrice di archeologia cristiana. In particolare quello di San Giovanni fornisce una mole di documentazione epigrafica tale da delineare il quadro del cristianesimo in quella città. La mappa delle catacombe, possibile asso nella manica del turismo culturale in questi anni di riscoperta, si estende a Palazzo Acreide, nellarea del Teatro greco, a Noto con la Cittadella dei Maccari, e a Ragusa con la Grotta delle Trabacche, caratterizzata dalle sepolture a baldacchino, che ha fatto da set alle avventure televisive del commissario Montalbano: uno scenario perfetto per nascondere un cadavere.