Il nuovo Piano territoriale della Regione Lombardia può essere uno strumento epocale per il futuro delle nostre città: 1.546 Comuni potranno ripensare il governo del proprio territorio. Ci sono però ancora troppi interlocutori con i quali non è semplice dialogare: «Catone diceva: Carthago delenda est, Cartagine va distrutta, io lo trasformo in: Soprintendenza delenda est, e lo traduco anche, dobbiamo eliminare le Soprintendenze». Non ha dubbi l'assessore regionale lombardo al Territorio: «Ma come è possibile che ci sia una voce più alta rispetto a quella degli amministratori pubblici - accusa Davide Boni - come se tutti i tecnici del mio assessorato non avessero la capacità di essere responsabili. Le soprintendenze sono un appesantimento non più sopportabile e mi chiedo perché dobbiamo continuare a mantenere in piedi una macchina che mangia un sacco di soldi». Giornata di incontri e convegni alla Fiera di Rho-Pero per la terza edizione di Eire, salone del settore immobiliare. Boni ha illustrato i punti centrali del Piano territoriale che, accanto ad obiettivi di sviluppo legati al potenziamento delle infrastrutture e alla tutela dell'ambiente, si caratterizza per la priorità attribuita alla riqualificazione del sistema delle città lombarde. I primi punti insistono sul migliore utilizzo delle aree già urbanizzate e dei volumi edilizi esistenti, sul recupero delle aree dismesse, degradate o abbandonate. «Questo non vuol dire bloccare nuove costruzioni - precisa Boni - ma semplicemente non snaturare l'identità delle nostre città. La modernità non può essere l'unico motore trainante del modello architettonico delle nostre città». Il piano dà indicazioni anche sulla qualificazione degli spazi pubblici, valorizzando i servizi del commercio e dell'artigianato urbano, pensa a una riconfigurazione della mobilità interna alle città disincentivando la localizzazione di poli che generano traffico in aree già congestionate, dissuadendo all'uso del mezzo privato per gli spostamenti interni, agevolando l'uso della bici. Ci dovranno essere più spazi verdi, cura dell'arredo urbano, valorizzazione del patrimonio storico-monumentale. «È il momento di forzare le norme, non dobbiamo dire che le cose sono difficili e restare immobili. Le cose diventano difficili quando noi non osiamo». Fondamentale per Boni il rapporto tra pubblico e privato: «Oggi quello che manca è la certezza dei tempi. Il pubblico non ha abbastanza risorse e deve chiedere la collaborazione dei privati ma deve dare tempi certi sulla realizzazione dei lavori. I privati non se la sentono di investire se non sanno in quanto tempo riusciranno a portare a termine il lavoro, però solo attraverso questa partnership si possono sviluppare progetti ambiziosi e che incideranno sul tessuto lombardo. Alle amministrazioni pubbliche - insiste Boni - spetta il compito di diventare capaci di andare di pari passo con la rapidità delle trasformazioni e delle necessità delle città, quasi sempre troppo rapide rispetto alle lungaggini degli iter burocratici». Il Piano territoriale affida la maggior parte di governo del territorio ai Comuni e sarà aggiornato con un costante confronto del territorio: «Pensate alle trasformazioni di Malpensa - puntualizza l'assessore - e a un piano fatto quando l'aeroporto non aveva l'importanza strategica di quello odierno. Siamo arrivati al punto che si devono rilocalizzare i delocalizzati».
Ai Comuni il governo del territorio
L'assessore regionale lombardo al Territorio, Davide Boni, ha presentato il nuovo Piano territoriale della Regione Lombardia, che può essere uno strumento epocale per il futuro delle città lombarde. Il piano prevede la riqualificazione del sistema delle città lombarde, con un focus sulla riutilizzo delle aree già urbanizzate e dei volumi edilizi esistenti, e sulla valorizzazione degli spazi pubblici. Il piano dà indicazioni anche sulla qualificazione del patrimonio storico-monumentale e sulla cura dell'arredo urbano. Boni sottolinea l'importanza della partnership tra pubblico e privato per sviluppare progetti ambiziosi e che incideranno sul tessuto lombardo.
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