La vicenda della centrale di Offlaga si è ormai tramutata in un romanzo kafkiano, con molteplici verità, una pronta a smentire l'altra. Il «no» all'impianto promesso dal ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a sindaci della Bassa e comitati (ne abbiamo dato conto nell'edizione di ieri) in un incontro romano svoltosi la scorsa settimana, viene dichiarato privo di consistenza sulla strada che porterà alla realizzazione dell'impianto da Giorgio Ferrari, amministratore delegato della Seb (Società elettrica bresciana, che detiene il 40 delle quote del progetto e che è subentrata all'Ansaldo nella cordata per realizzare a Offlaga la centrale da 780Megawatt). «Dal punto di vista procedurale il percorso che porterà alla realizzazione della centrale di Offlaga è già tracciato - spiega Ferrari -. Non vedo come possa il ministro all'Ambiente subentrare nella fase finale dell'autorizzazione senza averne competenze, che spettano al ministero dello Sviluppo Economico e alla Regione. Ricordiamo - sottolinea Ferrari - che si è già conclusa con esito positivo la fase della Valutazione di impatto ambientale, e noi abbiamo adottato le prescrizioni richiesteci dal ministero all'Ambiente». Ferrari ricorda come il ministero dell'Ambiente nel 2004 (quando sotto la guida di Altiero Matteoli, di An) diede il suo parere favorevole all'impanto. «Inoltre - aggiunge l'amministratore delegato della Seb - l'assemblea plenaria del consiglio dei ministri nell'aprile 2006 diede l'"ok" alla realizzazione dell'impianto. Per questo a fine febbraio si è aperta la fase finale della conferenza dei servizi: proprio in quella sede l'attuale ministero dell'Ambiente si limitò a imporci la prescrizione di abbassare le emissioni di monossidi d'azoto dai camini del futuro impianto: da 50 microgrammi a metro cubo a 30. Una prescrizione che noi abbiamo già provveduto ad adottare, a fronte di grossi investimenti economici in termini progettuali. Vero è che la politica italiana è spesso imprevedibile, ma non vedo proprio come possano fermare ora l'impianto». Ferrari lascia intendere che l'unico ente a poter davvero mettere i bastoni tra le ruote all'approvazione dell'impianto è la Regione, che come recita il decreto Marzano e in base all'accordo Stato-Regioni, ha voce in capitolo alla pari del ministero dello Sviluppo Economico sul futuro dell'impianto. «Ricordiamo per l'ennesima volta come sia fondamentale per l'industria bresciana - aggiunge Ferrari - avere delle fonti di produzione di energia nella nostra provincia, che consuma quasi 13miliardi di Kilowattora a fronte dei 4 miliardi prodotti». E il rischio d'inquinamento? Nessuno si nasconde, e non potrebbe, su questo punto. Ma i sostenitori della centrale, Ferrari in primis, propongono questo ragionamento. «Certo che la centrale un poco inquina - chiude Ferrari -, ma l'energia che serve a Brescia se non viene prodotta con la centrale viene comunque prodotta con altre fonti, magari ancora più inquinanti come il carbone o gli oli combustibili. Teniamo inoltre presente le continue crisi idriche e la difficoltà sempre maggiore di produrre energia idroelettrica per la mancanza di acqua. Come faremo ad assicurare l'energia che serve all'industria, all'economia e quindi alla società bresciana?». Così Ferrari, all'indomani del «no» di Pecoraro Scanio. Un «no» sul cui effettivo valore restano molte ombre.