GUBBIO - Un gioiello dell'arte locale, torna finalmente alla fruizione pubblica. Si è svolta infatti ieri pomeriggio la cerimonia di presentazione dei restauri e dei-ex chiesa di Santa Maria Nuova, situata in via Savelli della Porta, meglio nota agli eugubini come "la chiesa del Nelli" poiché conserva al suo interno la celebre "Madonnna del Belvedere" opera del pittore Ottaviano Nelli (1375-1450}. L'iniziativa rientra nel programma della IX Settimana della Cultura, dal 12 al 20 maggio ed è organizzata dal Ministero per i Beni e le attività Culturali della Soprintendenza dell'Umbria. "Siamo in uno dei luoghi più importanti per qualità artistica della nostra città - ha commentato il sindaco Goracci durante la presentazione dei lavori -. È' nella volontà dell'amministrazione comunale trovare le forme migliori per una utilizzazione dell' edificio, in modo da renderlo visi-tabile organizzando al suo interno incontri culturali, momenti di studio, confronti". Santa Maria Nuova rientra a buon diritto in un circuito museale con il quale l'amministrazione intende valorizzare zone della città "più deboli" dal punto di vista turistico, ma trascurate anche degli stessi eugu-bini. Diversi gli interventi di restauro che hanno interessato la chiesa e dei quali si è fatta carico la Soprintendenza dell'Umbria. I lavori hanno visto la suddivisione in due cantieri, come ha spiegato la direttrice, l'architetto Carla Bartelli, dal febbraio del 2003 al febbraio 2004, il primo e dal mese di luglio dell'anno scorso sino alla recente conclusione, il secondo. La chiesa risalente alla fine del XIII secolo e che ha subito nel XVII secolo grosse modifiche al suo interno, presentava diverse infiltrazioni di umidità. Si è dovuto inoltre intervenire sul tetto con diverse perforazioni, forse causate da anni di abbandono, ora completamente impermeabilizzato e con un sistema di canalizzazione delle acque. Il lavoro più grosso è stato quello della facciata ripulita e restaurata su tutta la sua superficie. Dopo un primo momento di consolidamento si è passati al restauro vero e proprio con interventi di ricostruzione del timpano, il posizionamento di un nuovo infisso per il rosone (un vetro di sicurezza di due metri e mezzo) e con l'applicazione di una protezione idrorepellente. All'interno invece gii interventi si sono limitati al tinteggio e durante la ricerca delle cromie originali sono emerse decorazioni, prima non visibili, su cornicioni e finestre. Sono stati infine ricordati i restauri dei dipinti murali già compiuti in precedenza, le decorazioni in stucco del '600 e l'imponente aliare proveniente dalla vicina chiesa di Sant'Agostino. Dalla Soprintendenza hanno infine posto l'accento sulla necessità dì lavorare per inventare un uso vitale di questo spazio prezioso, aprendolo al pubblico come luogo didattico, ma anche per eventi come concerti, in modo tale che la chiesa non rimanga solo un museo di se stessa.