LETTERA A «LA STAMPA», DOPO LE ACCUSE ALL'ARCHITETTO SPAGNOLO Il mio ponte sul Canale umiliato dalle falsità Il massimo orgoglio per un progettista - vedere l'opera indicata con il proprio nome - si ritorce come un boomerang contro Santiago Calatrava, celebre architetto, ingegnere e scultore spagnolo che ha firmato decine di ponti, aeroporti, edifici in tutto il mondo e che a Venezia finisce incagliato in una storia senza fine, condita di veleni, indagini della Corte dei Conti, missive di fuoco. L'opera è un ponte, il quarto sul Canal Grande: lo chiamano «ponte di Calatrava» e, siccome non riesce a vedere la luce, il progettista si ritrova a diventare sinonimo di ogni cosa che negli ultimi anni in laguna non ha funzionato. Al punto che, mentre l'opera, commissionata 11 anni fa con un tempi entro il 2003, è ancora in cantiere, stanco di attacchi che arrivano da ogni parte, manda a «La Stampa» una lettera per far valere le proprie ragioni. L'idea di un nuovo ponte sul Canal Grande - il quarto dopo Rialto, Accademia e Scalzi - non è recente: l'incarico a Calatrava viene assegnato nel 1996, ai tempi della prima giunta Cacciari (che poi fa in tempo a reggerne un'altra, a cedere la poltrona a Paolo Costa per un mandato, e a tornare sindaco per la terza volta). Il progetto è spettacolare: un'arcata di 74 costole, acciaio, pietra d'Istria e vetro, forza e leggerezza stagliati sull'acqua. Sull'utilità si potrebbe discutere: porta da Piazzale Roma alla Ferrovia, percorso che non si sa bene chi dovrebbe fare e che oggi, in ogni caso, si può coprire in vaporetto, mettendoci un minuto oppure a piedi mettendocene cinque. I lavori cominciano, per un investimento di 7 miliardi di lire. Prima che appaia anche solo un'ipotesi di opera, si fa in tempo a cambiare moneta e a salire a 10,7 milioni di euro, accumulati per i ritardi e per le richieste di perizie. Anche bizzarre, se non offensive: la prima mira a stabilire se il ponte reggerà. Strada facendo, il ponte si mangia pure due milioni destinati alla ristrutturazione di una casa di riposo. Dal momento che tutti lo accusano, Calatrava non ci sta: «Non sono responsabile - dice - né dei ritardi né dei conseguenti aumenti dei costi: da quando il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza, tutto è passato nelle mani del Comune di Venezia». Con nomi e cognomi («la direzione di Salvatore Vento e Roberto Scibilia»), Calatrava accusa in una lettera a «La Stampa»: tre anni solo per ottenere i permessi necessari alla costruzione (nello stesso tempo fu costruito il ponte di Rialto) e nessuna supervisione del cantiere al progettista, che ha sempre risposto in prima persona nei 25 altri ponti che ha costruito nel mondo, e che a Venezia è stato estromesso. Salvo scoprire, poi, che il Comune aveva cercato l'impresa in grado di garantire i costi più bassi e che questa aveva peggiorato le cose, subappaltando a un'impresa ancora più economica, che mai aveva messo mano alla costruzione del ponte. Ma c'è un'accusa che sopra ogni altra brucia a Calatrava: non accetta che gli dicano che ha progettato un ponte senza senso etico, senza prevedere un meccanismo per il trasporto dei disabili. Quando, alla presentazione del progetto, le associazioni dei disabili insorgono, l'allora sindaco Costa dice che è stato Calatrava a non volere nulla per non rovinare l'estetica; il progettista s'infuria e risponde che era stato il Comune a dire che per i disabili era più comodo usare il vaporetto. Su 434 ponti che collegano le isole che compongono Venezia solo quattro sono a dotati di servoscala. Alla fine il nuovo ponte avrà un'ovovia. Ora il ponte, in un cantiere di Marghera, è pronto a secco: una prova generale, aspettando la fine di giugno, quando sarà portato a Piazzale Roma. Per montarlo ci vorranno sei mesi; con un barlume di ottimismo Calatrava dice che i veneziani a Natale ci passeranno sopra e che, sedate le polemiche, «risultato dell'opposizione di pochi individui», l'opera sarà «una benvenuta e durevole aggiunta di tesori di Venezia». E poi? E poi l'altra sera il sindaco Massimo Cacciari ha approvato lo studio per un rifacimento totale del ponte dell'Accademia: via il legno e spazio a nuovi materiali. Dovrebbe costare 6 milioni di euro e il sindaco si è lasciato andare: «Sarà il simbolo della città del Duemila». Non ditelo a Santiago Calatrava.
VENEZIA Calatrava: dal Comune di Venezia soltanto ostacoli
Il progettista del ponte sul Canal Grande di Venezia, Santiago Calatrava, ha scritto una lettera a La Stampa in cui accusa il Comune di Venezia di averlo ingannato e di averlo estromesso dalla supervisione dei lavori. Calatrava sostiene che il Comune non ha rispettato gli impegni presi e che i costi del progetto sono aumentati a causa dei ritardi e delle richieste di perizie. L'architetto spagnolo afferma di non essere responsabile dei ritardi e dei costi, ma piuttosto del Comune di Venezia, che ha cambiato il progetto e ha subappaltato i lavori a un'impresa economica.
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