LE IDEE I giovani dirigenti del nascente Partito democratico hanno tentato di imporre nuovi dirigenti a colpi di diktat telefonici Giovani e cultura, un tempo, era un binomio indissolubile. E i partiti della sinistra investivano in cultura, nel senso di formazione dei quadri, di sostegno alle iniziative nel settore, di promozione del cinema di qualità, di sostegno alle avventure letterarie dei giovani scrittori, dellazione di enti ed associazioni, e di quella straordinaria macchina di produzione culturale che erano le università. La Sinistra giovanile, in questi anni, ha cercato in Puglia di caratterizzare la sua presenza sul piano delliniziativa culturale, ma la fatica è davvero improba. E non per mancanza di interesse, anzi. Ogni volta che ci siamo misurati con iniziative culturali e di spettacolo, nelle feste dellunità come nelle iniziative dellArci o di tutte le associazioni che si muovono su questo terreno, abbiamo verificato quanta volontà di partecipare ci sia, fra i giovani. Quale grande potenziale inespresso ci sia sul territorio, quante forze potrebbero sprigionarsi. Purtroppo, a fronte di queste esigenze, fa riscontro un allontanamento di organizzazioni come la sinistra giovanile da questi temi, tirate per i capelli e coinvolta suo malgrado nellappassionante disputa sul partito democratico, a dibattere del dilemma se sarà Fassino o Rutelli il suo segretario. Dilemma appassionante, senza dubbio, ma difficilmente trasportabile in un lavoro culturale di massa, che tenda in primo luogo a riportare i giovani alla politica, alla partecipazione attiva, alla messa in rete ed alla sperimentazione delle straordinarie esperienze che portano avanti, più o meno organizzate. Desolante, poi, dal punto di vista giovanile, il panorama delle dispute attualmente in corso. Teatro stabile si o no? Finanziamenti a questo o a quello? Quante presidenze per noi e quante per loro? Pochi, quelli che si preoccupano di conoscere, di ascoltare, di indossare il casco ed andare in miniera. I poveri assessori subiscono lassalto alla diligenza di aspiranti impiegati comunali, più che artisti. Intanto, i teatri restano da ricostruire, come le coscienze civiche e la partecipazione attiva dei giovani alla politica. Che non è incoraggiata da questa osmosi ormai diffusa fra cariche di partito e cariche pubbliche, certo non incompatibili, da un punto di vista formale. Dal punto di vista etico, da rabbrividire. Ma tantè. La mancanza di un lavoro di formazione dei nuovi quadri di partito, per il quale ci batteremo senza paura di apparire nostalgici, fa sì che ogni cosa sia possibile, altro che etica. E purtroppo espongono i giovani dirigenti del nascente Partito democratico a vere e proprie dèfaillances, come quella di tentare di imporre nuovi dirigenti ad un ente come il Teatro Pubblico Pugliese, a colpi di diktat telefonici. Giovani dirigenti, che non tengono conto del territorio, di chi lo rappresenta, di come si lavora nei comuni, di quanto sia complesso costruire una identità culturale ad un territorio. Non è di questo che abbiamo bisogno. Di cultura, di tolleranza, di partecipazione, di ascolto. Se abbiamo voglia di far tornare i giovani alla politica. Se no, lasciamo perdere. Sarà meglio per tutti. Continueranno ad andare in discoteca, piuttosto che a teatro. Almeno quelle, non sono ancora lottizzate. Ex segretario regionale sinistra giovanile