Il volume su Raffaello, in edicola da oggi con il Corriere a 5,90 euro, è lì, spavaldo, sul tavolo di Massimo Vitta Zelman. E «gareggia» con tre libri monumentali che raggruppano l'opera completa del pittore francese Edouard Vuillard. Da una parte la terza puntata della serie sui grandi maestri della pittura che sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico (per il secondo volume dedicato a Van Gogh, sono state neces-sarie due ristampe); dall'altro il risultato di un lavoro ventennale destinato a un pubblico internazionale ristrettissimo (5000 copie di tiratura complessiva in inglese e in francese, costo 500 euro) ma che intende porre la parola definitiva sull'artista. «L'attività di Skira si svolge dentro questi due estremi», spiega Vitta Zelman negli uffici milanesi di Palazzo Casati Stampa che si affacciano su un cortile cinquecentesco con torre sormontata dalle insegne imperiali di Carlo V. La storica casa editrice ginevrina fondata nel 1928 da Albert Skira, e da Vitta Zelman resuscitata nel 1996, è d'altronde diventata in pochi anni un caso editoriale nel mondo delle pubblicazioni d'arte: 250 novità all'anno, circa 200 della casa madre, le altre prodotte dai marchi Rizzoli Skira, Rizzoli Libri Illustrati e Bompiani Arte acquisiti nell'ambito di un accordo societario con RCS; un giro d'affari lordo di cinquanta milioni di euro, realizzato per il 65 in Italia e per il 35 all'estero; la leadership italiana ed europea nel campo dei cataloghi delle grandi mostre. Un ambito, quest'ultimo, in cui opera anche una consociata, ArtificioSkira, pro-duttrice di esposizioni come il grande appuntamento sull'arte africana che si inaugura a Torino ai primi di ottobre. La scritta con le lettere maiuscole allungate e la testa di donna che era stata disegnata da Matisse nel 1948 sono diventate, insomma, marchi di un made in Italy da esportazione. «Il nostro punto d'orgoglio è il rafforzamento del carattere sovranazionale dice Vitta Zelman : non vendiamo diritti, pubblichiamo con il nostro marchio a New York, Londra e Parigi. Lo dovevamo in qualche modo ad Albert Skira che dell'internazionalità aveva fatto una bandiera. La griffe che abbiamo comperato nel '96 ci ha aperto le porte di alcune grandi istituzioni internazionali, Poi, certamente, è stato merito nostro consolidare la fiducia. Oggi siamo gli editori ufficiali di grandi musei pubblici come il Kunsthistorisches a Vienna o il Musée du Luxembourg a Parigi, ma anche di prestigiosi interlocutori privati dall'Istituto Wildenstein al Vitra Design Museum di Basilea». Bisogna vedere le foto del fondatore con Picasso, che illustrò con trenta incisioni le Metamorfosi di Ovi-dio, per capire che cosa fu la Skira nel mondo dell'arte. Oppure le immagini di Matisse mentre controlla minuziosamente la tiratura dei suoi disegni; o le nota-zioni di Paul Eluard che diresse la celebre rivista Minotaure, punto d'incontro dei surrealisti. «Negli anni Trenta e Quaranta ma anche dopo la guerra, fino agli anni Sessanta, il nome Skira era diventato sinonimo di libro d'arte, così come si diceva Pléiade per indicare l'opera in raccolta di un classico della letteratura. E questo grazie a una qualità i tempi sconosciuta, Anche se si trattava talvolta di una bellezza di riproduzioni truccata rispetto alle opere originali. Il declino cominciò già prima della morte di Albert nel 1973. Quando la comprai con Giorgio Fantoni, presentava appena 5-6 novità all'anno. Ma soprattutto non si era adeguata al cambio dei tempi: non aveva capito ad esempio l'importanza dei cataloghi delle mostre». Un genere editoriale sviluppatesi sulla scia del grande fenomeno di costume de-gli ultimi anni: le mostre-evento, come quella dei Gonzaga a Mantova che ha superato la quota di mezzo milione di visitatori. C'è dietro l'interesse di massa una reale crescita culturale? VittaZel-man, che oltre a una super-competenza sui Beatles non nasconde l'amore per l'arte dal Rinascimento al Razionalismo, («molto meno il filone espressionista»), si mostra cauto. «L'effetto-moda è trainante e adesso siamo al picco di questa tendenza, merito dei grossi investimenti nella comunicazione. Una volta si diceva che solo Palazzo Grassi sapeva promuovere le sue esposizioni. Oggi ci riescono in molti, spesso a prescindere dal reale valore della mostra. Ma naturalmente ci sono aspetti positivi. Mi ha colpito per esempio che un quarto dei visitatori della mostra di Modigliani, da noi messa in scena a Milano, abbia comprato un'audio-guida. E in certi casi la reale voglia di conoscere si unisce al gusto della gita intelligente». Un rapporto, quello con il pubblico, che la casa editrice coltiva anche su Internet, «Abbiamo appena creato il Club Skira: garantirà condizioni speciali e permetterà di avere informazioni non solo sulle nostre produzioni ma anche sugli appuntamenti artistici italiani ed europei». Un mondo eterogeneo, fatto di conoscenze generali e di studi approfonditi, di interessi puri e di altri trasversali. «Pubblichiamo talvolta opere di interesse talmente specialistico e rivolte a un pubblico così esiguo che una carta da lettera sarebbe più economica di un libro. Ma si tratta spesso di lavori straordinari e di autori che poi ci aiutano progettualmente anche nella costruzione di opere per un'audience più vasta». Così accanto alla biografia epistolare dell'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli o ai grandi catalogues raisonnés troviamo le collane dedicate agli architetti contemporanei o alle arti applicate sino ad arrivare, sotto la sigla Rizzoli Libri Illustrati, alle cosiddette celebrìties, da un Nureyev inedito al libro cult su John Lennon». Qual è per Vitta Zelman il volume da coffee table? «Detesto l'espressione coffee table book, simbolo di fiori ingombranti e inutili. E poi i libri, a casa mia, stanno dappertutto: è una casa travolta da questa grande passione».
Conquistare l'Europa. Con tanta arte. Intervista a Massimo Vitta Zelman
Il volume su Raffaello è stato pubblicato dalla casa editrice Skira, fondata da Albert Skira nel 1928. La casa editrice è diventata un caso editoriale nel mondo delle pubblicazioni d'arte, con un giro d'affari lordo di cinquanta milioni di euro. Skira pubblica 250 novità all'anno, tra cui cataloghi delle mostre e libri di arte. La casa editrice ha un carattere sovranazionale e pubblica con il proprio marchio in molti paesi. Vitta Zelman, direttore della Skira, spiega che il volume su Raffaello è stato realizzato per un pubblico internazionale ristrettissimo, ma che intende porre la parola definitiva sull'artista.
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