Un ministro dei Beni culturali che da l'avallo al condono edilizio suona sempre come una nota stonata. Ma un ministro che si è di recente fatto promotore di un disegno di legge sulla qualità architettonica è quasi obbligato a dire "no" agli scempi paesaggistici. E così Giuliano Urbani questa volta si mette di traverso sulla strada del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Dunque, niente condono? Sono in assoluto disaccordo. All'Economia si sta valutando questa soluzione, che però non piace a nessuno ed è dettata solo da esigenze di sopravvivenza. Ovvero, mettere insieme un po' di soldi per rilanciare, lo sviluppo. Non solo come ministro sono contrario, ma anche come liberale, perchè il condono è la devastazione dello Stato di diritto. È diseducativo al massimo grado. Mi rendo conto della difficoltà in cui opera Tremonti e lo prendo sul serio quando chiede un'alternativa. Un'alternativa io l'ho proposta. Sarebbe? Approfittare del futuro Codice dei beni culturali. In che maniera? Nel Codice abbiamo messo a punto una disciplina delle alienazioni. Abbiamo diviso i beni demaniali in tre grandi categorie. Quella dei beni che non hanno alcuna rilevanza artistica: sono immobili che il Demanio può vendere già domani mattina. Naturalmente, i Beni culturali interverranno nell'identificazione di questo tipo di beni. Non esiste una classificazione? No. Il Codice fa chiarezza proprio su questo punto. L'altra categoria è quella del Demanio artistico, cioè i beni che saranno finalmente catalogati dalle Soprintendenze. Finora quella del Demanio artistico è stata una specie di metafora, un modo di dire, ma non un elenco di beni. Ne fa parte il Colosseo, tutti i musei, i palazzi storici, i monumenti. Inutile dirlo: inalienabilità assoluta per chiunque. La terza categoria? Sono beni di valenza artistica, ma per i quali è importante la destinazione d'uso, più che il titolo di proprietà. Accerteremo quali di quei beni può essere venduto, ma con il vincolo che la destinazione d'uso valorizzi la conservazione del bene. Per esempio, il palazzo delle Poste che si trova in piazza della Borsa a Milano, è indifferente che sia di proprietà pubblica o privata. Fondamentale è, invece, che l'utilizzo non risulti in contrasto con la natura storica dell'immobile. E la proposta fatta a Tremonti? Di considerare, in sostituzione del condono, la vendita di tutti quegli immobili demaniali che saranno considerati alienabili. Questa operazione, però, richiede tempo. Le esigenze dì cassa sono impellenti. Non occorre poi così tanto tempo. Ma bisogna compilare l'elenco... L'elenco è per i beni inalienabili e per quelli con destinazione d'uso vincolata. Il Demanio, però, conosce i beni che può vendere, semplicemente non li ha classificati sulla base del valore artistico. Ma una volta che quell'elenco "grezzo" ci viene sottoposto, siamo in grado in tempi ragionevoli di dire quali immobili sono invendibili e quali si possono, invece, alienare a determinate condizioni. Quali sono i tempi di questa operazione? Il Codice dei beni culturali è pronto ed è al vaglio dei tecnici. Essendo un decreto legislativo, ha un iter molto rapido. Se si appura che la formula che propongo può essere sostitutiva del condono, allora si tratta di accelerare. Prima di Natale si può essere operativi. Tremonti che ha risposto? Si è detto molto interessato. In qualche modo, si ripropone la Patrimonio Spa... La Patrimonio Spa si muove nell'ambito della normativa pre-Codice, che rende tutto alienabile. Ed è stata la sinistra a rendere tutti i beni alienabili, mentre con il Codice mettiamo ordine... Ma la Patrimonio Spa è un'invenzione del ministro Tremonti... Sì, ma è nata sulla falsariga della normativa approntata dalla sinistra. La sua proposta anti-condono permetterà di racimolare i soldi che servono? Non lo so. È una stima diffìcile da fare, perché anche ammesso che a febbraio ci sia un primo elenco di immobili da poter vendere, non si può certo immetterli sul mercato tutti in uno stesso momento. Il prezzo cadrebbe. E se Tremonti dirà di "no"? Rimarrei comunque contrario al condono. Ma a Tremonti sto fornendo indicazioni anche su altri modi di fare cassa. Per esempio, metter fine a esenzioni fiscali nel settore creditizio, in quello del tempo libero, della distribuzione; si tratta dì interi ambiti dove molti non pagano le tasse. Perché evadono... No, perché esistono esenzioni fiscali. Non si capisce per quale motivo. L'ho detto a Tremonti. Come si vede, il condono, alla fine, non è indispensabile. Attenzione, stiamo parlando di quello tombale. Per i piccoli abusi, invece, è diverso e in quei casi il condono è anche ragionevole e non necessariamente produce un piccolo gettito. Piccolo o grande, il condono è sempre uno schiaffo alla legge. Ma alcune volte i reati minimi sono stati commessi anche perché la legge era carente, la sua interpretazione macchinosa. Ma non suggerirò mai a Tremonti di fare il condono dei piccoli abusi.