... Venezia A due anni di distanza dal primo convegno, l'Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti ha sentito l'esigenza di tornare a discutere di città d'arte e turismo, anche in relazione al record di segnalazioni negative pervenute nel 2006 all'Unesco, in merito a centri storici snaturati dal turismo di massa. L'incontro, ieri mattina a Venezia, nel prestigioso palazzo Cavalli Franchetti, ha contato la collaborazione dell'Inp, l'Istituto nazionale francese per il Patrimonio. "Turismo: occasioni o minacce per le città d'arte", "Turismo ed economia", "Patrimonio europeo e patrimonio mondiale", "Le città d'arte: sviluppo e diversità del turismo" sono stati i principali temi trattati, fornendo una panoramica internazionale sul fenomeno dei grandi flussi turistici e sul loro impatto. Né è mancata qualche ricetta, soprattutto relativa al centro storico veneziano. «Mentre sempre più persone comprano e vendono beni virtuali - ha affermato Elio Garzillo, dirigente generale del ministero per i Beni e le Attività culturali - si sviluppa una rinnovata passione per i luoghi della memoria e dell'incanto. Luoghi dell'arte per eccellenza, con le antiche magie parte integrante della loro storia e funzione. Cultura, qualità e città d'arte possono, insieme, dare una nuova connotazione all'identità del turismo italiano. Un turismo possibile a più velocità, coerente con i diversi turismi presenti sul territorio». «Parigi - è intervenuto Jean-Claude Le Sourd, presidente dell'ufficio turismo della capitale francese - si è posta nel 2006 come prima destinazione turistica nel mondo, con 27 milioni di visitatori, tanto che proprio il turismo va ad occupare una parte preponderante dell'economia della capitale. Per far fronte a questo enorme flusso, necessitiamo di una continua relazione fra il mondo della cultura e quello del turismo, capace di cambiare profondamente il comportamento dei visitatori, raggiungendo un turismo responsabile». «Non abbiamo inventato nulla - gli ha fatto eco Valery Patin, sociologo, esperto di turismo - il turismo culturale si era sviluppato già ai tempi delle Crociate: flussi di pellegrini per visitare il santo Sepolcro e per trasferire, ovvero rubare le reliquie. All'Unesco giungono molte domande di riconoscimento di nuovi siti come patrimonio d'arte, ma ora i candidati devono presentare anche un programma di gestione, proprio per prevenire deleteri impatti». «La ricetta per Venezia è semplice ed unica - ha detto Pierluigi Sacco, docente Iuav - cominciare a lavorare per trasformare Venezia in un grande laboratorio culturale. Le risorse ci sono, così come le condizioni sociali ed urbane. Per crescere, una città d'arte deve essere capace di trattenere a sé le intelligenze migliori, curare il sistema sociale ed avere un'identità. Bisognerà lavorare molto, perché le condizioni di vivibilità veneziane allontanano le persone, i valori sociali non hanno più forma e spazi, l'identità si è disgregata. I turisti ricevono da Venezia un'esperienza solo caricaturale, perché non dobbiamo più valutare quanti soldi il visitatore lascia in città, ma quello che gli rimane nella testa quando se ne va».Le conclusioni sono state tratte da Alessandra Mottola Molfino: «Cito tre tipologie possibili di museo futuro - ha sintetizzato la storica d'arte, milanese - il museo spettacolare, come il Louvre; il museo errante (situazioni museali in luoghi non deputati); il museo locale, ovvero piccole ma specifiche esposizioni che possano diversificare la proposta turistica». Tullio Cardona