È questo il titolo scelto dalla Fondazione Crc per celebrare, ieri mattina al Teatro Sociale, la settima giornata nazionale delle Fondazioni bancarie. A dire il vero, lo slogan italiano era «Fondazioni: una marcia in più per il Paese», ma è proprio questa personalizzazione che contraddistingue la Crc dagli altri 88 enti che operano in tutta Italia, distribuendo soldi che l'anno scorso per il solo Piemonte sono stati ben 291,8 milioni di euro. «La nostra intenzione è essere una risorsa attiva per la provincia di Cuneo» ha detto il presidente Ezio Falco. «E per ottenere ciò l'unica strada è instaurare un forte legame con il territorio, cosa che peraltro è nella storia della Cassa di risparmio di Cuneo, con i suoi 152 anni di vita». E ha aggiunto: «Il compito principale di una fondazione bancaria è erogare finanziamenti. Ma ciò deve essere fatto con oculatezza e lungimiranza, in sintonia con le varie realtà presenti, altrimenti si rischia di essere delle semplici casse che danno soldi e tagliano nastri di inaugurazione». Ecco allora che Falco ha reso conto dei soldi stanziati nel 2006 e delineato le linee di intervento per il futuro. Innanzitutto i numeri: «La Fondazione ha un patrimonio dal valore reale di oltre 1.500 milioni di euro. Dal 1992 ad oggi abbiamo erogato 235 milioni di euro, imprimendo una crescita notevole agli stanziamenti negli ultimi anni. Nel 2006 la Fondazione ha distribuito 30 milioni di euro, destinandoli principalmente all'arte, alle attività e ai beni culturali, all'educazione e istruzione, alla salute e medicina preventiva nelle sue tre aree di riferimento, l'Albese, il Cuneese e il Monregalese». Tra le ultime attività, Falco ha citato la nascita del centro studi, il bando sulla ricerca in scadenza a fine maggio, lo stanziamento a favore del Politecnico per un progetto di internazionalizzazione della sede di Mondovì. E ha sottolineato la volontà di potenziare gli investimenti per lo sviluppo attivo del territorio: «La Fondazione intende essere più operativa nelle politiche strategiche. Per fare ciò, vogliamo utilizzare parte del patrimonio per investimenti in alcuni fondi, così come avviene per le grandi fondazioni nazionali». Anche l'economista Gian Paolo Barbetta, responsabile dell'ufficio studi della Fondazione Cariplo, intervenendo sul ruolo delle Fondazioni bancarie nello scenario nazionale, ha confermato le linee indicate da Falco. «Le Fondazioni - ha detto Barbetta - non possono essere ''un vestito per tutte le stagioni'', non possono assolvere compiti sostitutivi o integrativi dell'ente pubblico che vanno dal ripianamento di fatto dei bilanci comunali alla costruzione di infrastrutture o alla gestione dei sistemi sanitari. Il loro ruolo consiste nel sostegno della innovazione sociale nelle azioni e nelle politiche finalizzate al raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità a sostegno dello sviluppo del Paese. La Fondazione non ''risolve problemi'', ma può mostrare come i problemi possano essere affrontati con strumenti più efficaci e meno costosi di quelli usati finora». La giornata è stata infine l'occasione per presentare i risultati di una ricerca Ipsos sulla percezione e la notorietà della Fondazione Crc. «I risultati sono lusinghieri - ha commentato il direttore di ricerca Ipsos Andrea Alemanno -. Il suo nome richiama un forte senso di identità e legame con il territorio, anche se c'è ancora qualcuno che confonde l'ente con la Banca regionale europea. L'attività è considerata molto utile per la comunità, la gestione corretta ed equilibrata. Tra gli interventi, vengono ricordati quelli in campo artistico e dei beni culturali, quelli legati alla sanità e alla dotazione di infrastrutture. L'esigenza più sentita e per la quale si chiede maggiore impegno è l'intervento nell'ambito sociale, con la sovvenzione di opere e strutture per gli anziani e i bambini come case di riposo e asili nido».