E' commosso e amareggiato ma dissimula con stile Guido Artom mentre annuncia che dopo nove anni lascia la presidenza del Museo Poldi Pezzoli. «Il presidente Formigoni mi ha chiamato, mi ha fatto i complimenti per l'ottimo lavoro e mi ha comunicato che non rinnoverà il mio incarico», spiega Artom, consigliere del Poldi Pezzoli (di nomina regionale) dal 1985 e presidente (due volte eletto dal cda)dal'94.«Sono dispiaciuto, è ovvio, ma sul piano istituzionale tutto si è svolto in modo corretto». II 23 settembre il nuovo cda nominerà il successore. Dieci i candidati, tra cui sette donne. In pole position Daria Tinelli di Gorla Rocca, vedova di Agostino Rocca (Tekint), già alla Fondazione Scala, scelta da Formigoni. Dovrà vedersela, tra le altre, con Micaela Goren Monti, ex consigliere regionale di Forza Italia, sostenuta dalla presidente della Provincia Colli. L'anno scorso Formigoni irrobustì il controllo della Regione sul Museo Bagatti Valsecchi portando alle dimissioni la direttrice Rosanna Pavoni. Quest'anno cerca di piazzare una persona di sua fiducia al vertice del Poldi Pezzoli. Segnali di una strategia di occupazione del potere sul fronte culturale, gestita in proprio dal governatore anche per bilanciare la debolezza d'immagine del suo assessore alla cultura, il leghista Albertoni. Artom, 73 anni, imprenditore, laico della sinistra repubblicana, ex vicepresidente di Confindustria e presidente della Fiera, ieri congedandosi ha tenuto a sottolineare il modello di museo al quale si è ispirato, «fondato saldamente su tre pilastri»: il testamento del conte Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che nel 1872 lasciò la casa di via Manzoni con le sue collezioni «a uso e beneficio pubblico in perpetuo»; lo statuto della Fondazione Poldi Pezzoli, che ribadisce la vocazione pubblica del museo; e la cultura illuministica del fondatore, «animata da un foltissimo senso del bene comune». Sotto la presidenza di Artom affiancato da due direttrici: Alessandra Mottola Molfino (fino al '98) e Annalisa Zanni, dal cda e dagli "Amici" e sostenuto da generosi sponsor (la Fondazione Cariplo su tutti) il Poldi Pezzoli ha compiuto decisivi passi avanti su tutti i fronti della più moderna museologia dalle mostre ai nuovi allestimenti (laSala delle Armi di Arnaldo Pomodoro); dalle donazioni (prestigiosa quella di Federico Zeri, che ha fatto da volano per molti altri lasciti) ai restauri (il Gabinetto Dantesco, lo Scalone antico); dalla didattica ai concerti; dalla intensificazione dei rapporti con istituzioni internazionali (il gemellaggio con la casa museo parigina Jacquemart André) alle innovative campagne pubblicitarie (i manifesti di Italo Lupi affissi nella metropolitana e alla Malpensa). Chiunque succederà ad Artom, dovrà lavorare sodo per non farlo rimpiangere. Il nuovo CDA In consiglio anche tre uomini uno è l'erede del signor conte Il museo PoldiPezzoli è gestito da una Fondazione onlus. I consiglieri di amministrazione sono dieci: otto di nomina pubblica, due privata. Tra questi il cda nomina il presidente, che resta in carica quattro anni, rinnovabili. Attualmente il consiglio è così composto: Daria Tinelli di Gorla Rocca e Paola Ambrosino in rappresentanza della regione Lombardia; Alberto Meomartini e Giorgio Covi in rappresentanza del Comune di Milano; Micaela Goren Monti in rappresentanza della Provincia di Milano; Carta di Francesco (Soprintendente regionale) e Fiorella Minervino in rappresentanza del ministero dei Beni culturali; Maria Teresa Fiorio consigliere di diritto in quanto Soprintendente in carica per ! beni Artistici e storici di Milano. A questi otto di nomina pubblica si aggiungono i due dì nomina privata: sono Anna Grandi Clerici, in rappresentanza dell'Associazione "Amici Poldi Pezzoli", e Gian Giacomo Attolico Trivulzio, in rappresentanza degli eredi Poldi.