Patrimonio. Via alla prima tranche - La procura di Padova ha censito 478 immobili Circa mille tra caserme, terreni, arsenali, bunker e poligoni passeranno entro il 2008 dal ministero della Difesa all'Agenzia del demanio. Il primo pacchetto, che si chiude entro giugno, riguarda 201 beni non più utili a fini istituzionali per un valore di circa un miliardo; di questi, 36 sono in Veneto, unica regione a Nord-Est entrata nella prima fase dell'operazione. Nella seconda, in attuazione dal 31 luglio, non si sa ancora quali beni entreranno. In tutto dovrebbero comunque passare al Demanio 55 immobili. Pur vantando il maggior numero in Italia di beni inclusi nel trasferimento, il Veneto è rimasto però fuori dalla prima fase del progetto "Valore Paese", varato dall'Agenzia del Demanio proprio per accelerare l'opera di riqualificazione territoriale dei centri dove sorgono i beni militari dismessi. La regione dovrebbe entrare in seconda battuta con la sigla di un protocollo ad hoc, così come avvenuto per le città apripista di Bologna, Ferrara, Brescia e Fano. Eppure nel Triveneto sono ubicati centinaia di immobili militari abbandonati, molti, per dimensioni o valenza storica, di assoluto valore e di cui gli enti locali si occuperebbero volentieri: quelli appartenuti alle forze armate in Veneto e oggi in abbandono sono 71 (407 in Friuli-Venezia Giulia). A dirlo è un'indagine svolta dalla Procura militare di Padova, la prima schedatura del genere fatta in Italia. Nell'elenco della Procura si trova di tutto: alloggi, arsenali, ex caserme, basi, depositi, ospedali, polveriere. Strutture enormi nella maggior parte di casi e con posizioni di prestigio, ai fini della riqualificazione edilizia, ne relativi comuni. «Le strutture in disuso sono sparse su tutto il territorio sostiene Sergio Dini, sostituto procuratore militare di Padova, che dal 2000 raccoglie e archivia dati sugli immobili inutilizzati . L'indagine puntava a fare il punto della situazione per interessare la Corte dei conti sotto il profilo della corretta gestione amministrativa di questi beni. Parte dei materiali, infatti, sono stati inviati alla Corte per individuare eventuali responsabilità contabili, rivedere gli immobili e il loro utilizzo, ma senza esito». Dai dati, raccolti nelle due regioni attraverso le stazioni dei Carabinieri, risulta una fotografia capillare del patrimonio in disuso della Difesa. Per dire: sul Carso, la polveriera di via Brigata Casale occupa una collina intera a ridosso di pregiate zone residenziali. Ma in Veneto non va meglio. A Venezia, parte dell'ex polveriera dell'isola della Certosa è stata riattata con fondi comunitari a polo nautico, ma il Comune, titolare della concessione, vorrebbe trasformare in parco pubblico gli altri 20 ettari di pertinenza. A Bassano del Grappa il Municipio mira alla caserma degli alpini "ex Fincato"; in Polesine, l'ex base missilistica di Zelo si era proposta come area alternativa al contestato progetto Dal Molin a Vicenza. Padova pensava all'area dell'ex caserma Prandina per un auditorium. E così via. I Comuni sono da sempre in prima fila per il riutilizzo dei beni militari dismessi. Spesso ubicati al centro delle città, o in zone di pregio, essi rappresentano un'opportunità di sviluppo e innovazione nella pianificazione degli assetti territoriali. Un'opportunità che attira anche molti interessi privati, nonostante i vincoli e gli oneri della riconversione. Sarà così anche per il passaggio all'Agenzia del demanio del primo stock di beni. «Il rischio speculazioni è reale spiega Vanni Mengotto, presidente di Anci Veneto ma i Comuni potranno decidere se concedere 0 negare la variante urbanistica per le aree ex militari e gestire così la situazione a proprio vantaggio. L'obiettivo è salvaguardare la destinazione a favore della comunità». Pervenire incontro ai Comuni interessati, specie quelli minori non in grado di far fronte alle procedure per l'onerosità delle operazioni, la Regione si era già dotata della legge 541999, ma da allora i provvedimenti si contano. A novembre 2006 ha assegnato 438mila euro di contributi o anticipazioni agli enti locali proprio per agevolare quattro progetti di trasformazione di strutture abbandonate in palestre, scuole, uffici pubblici e sanitari. Oltre alla ex Fincato (150mila euro), ci sono l'ex Forte Marghera a Venezia e la base militare ex 67 gruppo It dell'Aeronautica (150mla euro) a Ronca. nicoletta.canozzaiilsole24ore.com