Le richieste del pm per gli abusi a Porto Pino. CAGLIARI. Le trentasei villette costruite nell'isola di Corrumanciu sono illegali, il capo dell'ufficio tecnico di Sant'Anna Arresi Paolo Granella è colpevole di abuso d'ufficio: un anno di reclusione. Sei mesi e trentamila euro di ammenda per l'amministratore dell''Isolotto srl' Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme ambientali. Per tutti e tre la sospensione condizionale della pena subordinata al 'ripristino dei luoghi', vale a dire la demolizione del villaggio realizzato a Porto Pino. Sono le richieste del pm Daniele Caria a conclusione di una requisitoria estremamente analitica svolta ieri mattina davanti al tribunale presieduto da Francesco Sette. Una richiesta di condanna al risarcimento dei danni è arrivata anche dal legale di parte civile Carmela Fraccalvieri in rappresentanza del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della Terra, le associazioni ecologiste che hanno dato origine con un esposto al procedimento penale. Nessun dubbio per l'accusa, Corrumanciu è un'isola. E' collegata al mare da alcuni canali e poco importa che il collegamento sia artificiale: «Le sue coste - ha sostenuto Caria - si affacciano su un'area demaniale, lo stagno. E lo stagno è collegato al mare. I dispositivi che regolano l'accesso al mare sono stati realizzati per favorire l'attività di pesca, ma l'acqua dev'essere quella del mare proprio per rendere possibile la pesca». Poi c'è il parco geominerario e qui il magistrato e la parte civile hanno messo un punto importante anche per il futuro: «Corrumanciu si trova all'interno del perimetro del parco, legge alla mano l'attività di estrazione del sale in corso nello stagno è attività mineraria e dunque rientra nella piena tutela del parco. Ma non c'è traccia di un nullaosta firmato dagli organi del parco. E doveva esserci un nullaosta preventivo, da richiedere prima di metter su anche un solo mattone». E' un'osservazione in apparenza ovvia. Eppure finora nessun comune del Sulcis-Iglesiente aveva chiesto autorizzazioni dall'ente parco. Il cui commissario Giampiero Pinna - chiamato in aula dalla difesa - non si è presentato. Caria ha insistito anche su un altro aspetto, legato alla violazione dei vincoli: «In Italia tutti i beni naturali che si trovano entro la fascia dei trecento metri dal mare sono vincolati, quindi il piano paesaggistico non c'entra, a Corrumanciu era comunque vietato costruire». E Granella per l'accusa è colpevole perchè aveva l'obbligo di sospendere i lavori in corso anche solo sulla base di una denuncia presentata da cittadini: «Lo stabilisce la legge - ha detto Caria - e lo scopo dell'obbligo di sospendere è cautelativo, serve a dare il tempo di accertare se tutto è in regola o no». Granella invece, nel timore di dover pagare risarcimenti, preferì non intervenire «nonostante - ha insistito il pm - la denuncia arrivasse da due associazioni qualificate». La discussione va avanti il 28 giugno alle 11. Parleranno i difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu
Una ruspa e tre condanne per 36 ville fuori legge
Il tribunale di Cagliari ha condannato tre persone, tra cui il capo dell'ufficio tecnico di Sant'Anna Arresi Paolo Granella, per gli abusi di costruzione a Porto Pino. Le trentasei villette costruite sull'isola di Corrumanciu sono state dichiarate illegali. La sospensione condizionale della pena è stata richiesta dal pm Daniele Caria, che ha chiesto la demolizione del villaggio. La parte civile ha chiesto il risarcimento dei danni. La condanna è stata data dopo una requisitoria estremamente analitica svolta davanti al tribunale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo