A Vittore Ghislandi, noto ritrattista settecentesco, che tra queste antichissime mura venne ospitato per oltre quarant'anni a partire dal 1702, valse il soprannome di Fra' Galgario. Era il periodo d'oro del convento tra via Suardi e via Frizzoni, quello in cui arte e religione si sposavano in un connubio fatto di che poteva vantare qua si 350 metri quadri di affreschi. La buona stella del complesso del Galgario continuò a brillare anche nell'Ottocento, quando nei quattro edifici distribuiti at torno al chiostro furono accolte le orfane povere dette «Convertite», alimentando quella tradizione d'accoglienza avviata dai frati nei secoli precedenti. Poi il suo destino cambiò radicalmente: la soppressione degli ordini ecclesiastici in seguito alla tempesta napoleonica, la trasformazione in caserma (in tempi recenti l'edificio è stato utilizzato anche come sede della polizia stradale) e la successiva destinazione a ricovero per gli immigrati hanno, di volta in volta, affievolito le speranze di veder rifiorire il complesso. Di restauro si è cominciato a parlare solo negli ultimi anni. Del resto, prima sarebbe stato quasi impossibile. All'inizio degli anni Novanta, quando l'amministrazione si trovò a fronteggiare l'emergenza immigrati, le caserme dismesse furono una scelta quasi obbligata. La Provincia e il Comune ne individuarono due: la Corridoni di via Legnano e la stessa Galgario. Nei periodi di maggior affollamento, quest'ultima arrivò a ospitare anche 150 persone. Poi, dopo il 1995, alcune difficoltà di gestione e un diverso orientamento sulla questione migratoria portarono al progressivo abbandono delle caserme -nella Galgario restò solo un dormitorio per 30-40 persone - e all'individuazione di sistemi di accoglienza alternativi con il contributo della Caritas e di altre organizzazioni come «Casa Amica». Fu allora che balenarono le prime ipotesi di recupero. Lo scambio tra l'ex carcere di Sant'Agata appartenente al Demanio e l'ex convento del Galgario, proprietà comunale dove il ministero dei Beni culturali sembrava intenzionato a collocare l'Archivio di Stato, ha tenuto banco sui giornali e nelle riunioni degli amministratori per almeno tre anni. Prima il passaggio di proprietà, poi il comodato d'uso e, infine, un nulla di fatto che ha lasciato tutti con l'amaro in bocca. L'unica trattativa rimasta aperta è quella tra il Comune e il ministero dei Beni culturali proprio per la cessione in comodato d'uso del complesso del Galgario in cambio della ristrutturazione - completamente a carico dello stesso ministero - dell'antico edificio. Contatti in questo senso erano stati presi all'incirca un anno fa, quando il contratto d'affitto dell'Archivio di Stato, che attualmente si trova in via Tasso nella sede degli Istituti Educativi, stava per scadere: un trasferimento nell'ex convento sarebbe cascato a fagiolo, anche perché in questo modo avrebbe risolto quei problemi di spazio che tanto affliggono l'attuale collocazione. «Purtroppo non ci sono stati sviluppi recenti», sottolinea Franco Tentorio, vicesindaco e assessore al Bilancio. Ma ora, con il trasferimento del dormitorio, sembra arrivato il momento di premere sull'acceleratore: «L'intenzione c'era e rimane -conferma l'assessore all'Urbanistica Luigi Nappo - si tratta di riprendere i contatti col ministero, risolveremmo un paio di problemi in un colpo solo: la ristrutturazione dell'ex convento e la sistemazione dell'Archivio di Stato». Anche Fra' Galgario approverebbe di sicuro.
II balletto tra Comune e Demanio per lo scambio con Sant'Agata
Il complesso del Galgario, un convento settecentesco a Milano, ha subito una serie di trasformazioni nel corso degli anni. Inizialmente ospitò le orfane povere, poi fu trasformato in caserma e successivamente in ricovero per gli immigrati. Negli anni Novanta, le caserme furono abbandonate e sostituite da sistemi di accoglienza alternativi. Nel 1995, l'edificio fu abbandonato e rimase solo con un dormitorio. Negli ultimi anni, ci sono state ipotesi di recupero del complesso, con lo scambio tra l'ex carcere di Sant'Agata e l'ex convento del Galgario.
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