Danneggiato dall'ultimo terremoto è stato finalmente restaurato Ora non è più puntellato. Il restauro terminato due mesi fa ha restituito il muro di cinta di via della Pittura a Cesi ristrutturato. Il muro, risalente all'epoca romana, cinge un terrazzamento all'estremità di un'area agricola caratterizzata dalla presenza di orti. L'opera aveva presentato danni dopo il terremoto di qualche anno fa e necessitava di un intervento sostanziale di restauro. Ieri mattina, sul posto, i rappresentanti della circoscrizione Colleluna e della Soprintendenza archeologica hanno inaugurato l'opera restaurata. I lavori, partiti all'inizio della scorsa estate, sono terminati a marzo. Prima si è proceduto al diserbo ed al taglio di alcune radici. Successivamente sono state ripulite le superfici e poi è partito al restauro vero e proprio «Seguendo una prassi consolidata nel rispetto del reperto ha spiegato il direttore dei lavori Carlo Fantozzi abbiamo evitato l'inserimento di materiali non idonei, utilizzando malte composte da calce, sabbia e pozzolano soltanto dove erano presenti grosse lacune tra un blocco calcareo e l'altro». E' stato inoltre effettuato un intervento di scavo per la formazione di scarichi e si è lavorato per evitare il dilavamento. Nessun problema per una sporgenza del muro sul lato della strada che aveva preoccupato alcuni abitanti. A tranquillizzare tutti ci pensa la Soprintendenza archeologica dell'Umbria, per bocca di Laura Bonomi. «Si tratta spiega - di uno "spanciamento" che non deve preoccupare, poiché internamente è stato effettuato un notevole intervento di consolidamento». Il muro ed il terrazzamento, di età repubblicana, risalgono al terzo secolo avanti Cristo. «L'epoca spiega Laura Bonomi delle colonizzazioni romane. Esempi simili di terrazzamento agricolo sono stati ritrovati anche nel Lazio e nella Sabina». Nessun richiamo, invece, a presunte origini celtiche. «Le fonti spiega ancora Laura Bonomi non parlano di insediamenti celtici da queste parti. Si ha notizia di incursioni, questo sì. Ma ciò non significa che debbano per forza esserci resti di insediamenti di quelle popolazioni». Il muraglione che sostiene il terrazzamento è realizzato in blochi calcarei sovrapposti a secco. E' alto quattro metri ed ha dimensioni di larghezza e lunghezza di 40 metri per 50. Il lavoro per restaurare l'opera è costato 125 mila euro ed è stato finanziato dalla Regione dell'Umbria con i fondi per il terremoto. Prima dell'inizio dell'intervento non erano mancate polemiche per ritardi nei tempi. Ma come spiega Laura Bonomi, «su questo hanno fatto la loro parte le burocrazie: prima il finanziamento, poi la gara... insomma, i tempi, quando è così, rischiano di allungarsi». P.Gr.