Bellissima e ancora misteriosa, poco conosciuta e non molto visitata. È Villa Adriana, l'ultima residenza di Adriano, l'imperatore filosofo, che l'aveva sognata, progettata e voluta come dimora rifugio ma anche come celebrazione della bellezza del suo mondo. Di quel vasto impero che aveva guardato con gli occhi curiosi e attenti del viaggiatore e dell'intellettuale e di cui aveva voluto riprodurre le forme e i colori nella sua villa di Tivoli, a poche decine di chilometri da Roma. Come il Pecile, il portico dipinto di Atene, o il Canopo, il canale che collegava Alessandria d'Egitto alla città di Canopo e in cui era annegato il suo bellissimo favorito Antinoo. La villa sorge su un'area di almeno ottanta ettari, quanto Pompei, ed è la più complessa testimonianza architettonica e artistica di villa romana rimasta. Dal 1999 è inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, ma nonostante questo, stranamente, non è tra i trenta istituti museali più visitati d'Italia secondo il Dossier Musei 2007del Touring Club, ovvero ha meno di duecentosessantamila visitatori l'anno. Un dato, purtroppo, in linea con la sua storia. Dopo essere stata abbandonata, derubata e spogliata dei suoi preziosi marmi durante il Medioevo, fu riscoperta nel Cinquecento. I primi scavi furono condotti per volontà di Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia, dall'architetto e antiquario Pirro Ligorio che stava progettando la trasformazione della sede arcivescovile di Tivoli nella meravigliosa Villa d'Este, ricca di deliziosi giardini e giochi d'acqua. Ligorio scavò Villa Adriana alla ricerca di statue e marmi e raccontò le sue scoperte in tre Codici che resero la villa leggendaria e la esposero al saccheggio dei collezionisti privati per tutti i secoli successivi. I nobili inglesi che la visitarono nel Settecento e nell'Ottocento, come tappa fondamentale del Grand Tour, del resto, non rinunciarono a portarsi a casa dei souvenir, sparando a stucchi e decorazioni per poterli staccare. Diventata proprietà demaniale dopo l'unità d'Italia, la villa è stata sottoposta a interventi di recupero e di pulizia ma mai a un esame stratigrafico che permettesse di svelarne i tanti segreti. Alcuni edifici conservano nomi di fantasia cinquecenteschi, come il cosiddetto Teatro Marittimo, che era in realtà il privatissimo studio dell'imperatore, su un isolotto dentro il complesso del palazzo imperiale. Neanche gli scavi compiuti negli anni Cinquanta intorno al Canopo, che hanno permesso il rinvenimento di sculture esposte nei Musei Vaticani e Capitolini, hanno aggiunto informazioni sulle fasi finali della vita della Villa Oggi non è facile immaginarla com'era, ricoperta interamente di marmi e mosaici, una vera e propria città del lusso che oltre al palazzo imperiale ospitava le terme, le biblioteche, il teatro, lo stadio, il ninfeo, i templi e molto altro di cui ancora non si conosce tutta la storia. Eppure la suggestione del luogo sul visitatore è fortissima, così come il fascino dell'uomo che l'ha costruita, che Marguerite Yourcenar ha riportato in vita nel suo Memorie di Adriano.