Si svolge domani a Bari, presso il Kursaal Santalucia (mattino alle ore 9.15; il pomeriggio ore 15) un incontro su «n Museo archeologico della Provincia di Bari tra conservazione e innovazione», che intende chiamare «archeologi e amministratori a confronto». L'incontro è organizzato dalla scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università d'intesa con la Soprintendenza per i Beni archeologici di Puglia. Intervengono Luigi Todisco, Angelo Bottini, Ettore De Juliis, Francesca Radina, Emanuela Angiuli, Renata Stradiotti e Francesca Morandini. Il pomeriggio (ore 15) si svolgerà invece una tavola rotonda, cui parteciperanno il soprintendente Giuseppe Andreassi, Raffaella Cassano, Vincenzo Divella, presidente della Provincia di Bari, Clelia lacobone, gli assessori Nicola Laforgia e Domenico Lomelo, il rettore Corrado Petrocelli, Salvatore Settis, Mario Torelli, Luigi Todisco, Nel foyer del Kursaal sarà allestita una mostra didattica «Storia della ricerca archeologica in Peucezia» a cura della Scuola di specializzazione in Archeologia, della Sorpintendenza e degli istituti «E. Fermi» e «0. Flacco» di Bari. Sul «Museo che non c'è» s'alza domani una voce, anzi un coro. A rompere l'afasia che ha circondato il «coma irreversibile» in cui versa ormai il Museo archeologico provinciale di Bari ci ha pensato la Scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università di Bari (diretta da Luigi Todisco), che ha organizzato per domani, d'intesa con la Soprintendenza per i Beni archeologici di Puglia, un convegno «tra conservazione e innovazione» inteso a chiamare «archeologi e amministratori a confronto». Facciamo un po' di storia. E il museo barese ne vanta una più che centenaria, essendo stato istituito nel 1875. A raccogliere la collezione archeologica - sempre più ricca per i reperti che andavano emergendo dal territorio provinciale -fu destinato un vasto ambiente del Palazzo Ateneo. E all'uopo, anni dopo, fu affrescata addirittura una sala, con immagini e fregi che richiamavano reperti archeologici delle città apule e lucane. Nel 1957 una convenzione cedeva la gestione del museo alla Soprintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano. Ma dal 1994, in seguito a lavori di adeguamento, il museo dovette chiudere i battenti. E da allora non si è più riaperto. Nel 2001 la Provincia di Bari riuscì ad ottenere la restituzione della collezione storica, impegnandosi a creare un nuovo museo archeologico nel complesso monumentale di Santa Scolastica, sede che appare inadeguata a raccogliere più di trentamila reperti e, inoltre, poco sicura. Difatti nel 2004 un furto di un centinaio di oggetti - selezionati perché destinati a una mostra sulla «Bellezza nell'archeologia» -mostrò tutta la fragilità e la precarietà della nuova sede. Quei pezzi, a tutt'ora, non sono stati ritrovati. Né - arenatisi il troppo strombazzato progetto di Gae Aulenti, nonché quello più domestico di Marcello Benedettelli - si è finora proceduto a bandire un concorso per «adeguare» il complesso di Santa Scolastica alla nuova realtà; né, finora, è stata presentata la promessa catalogazione digitale dei numerosi reperti (ad usum più degli studiosi che dei cittadini). La Provincia - è ovvio - approfitterà del convegno per annunciare sia il bando che il catalogo. Ma non per questo il museo si risveglierà dal coma. Fu senza dubbio velleitario e improvvido - da parte di tutti i soggetti interessati alla transizione, Provincia, Università, Soprintendenza, Comune... -smantellare una sede storica e già restaurata (soldi della collettività sprecati?) senza che fosse pronta una nuova. Non si buttano le scarpe vecchie se non si hanno già quelle nuove. Che fare adesso? Come superare lo stallo? Ben venga un'occasione come questa per sollecitare non solo annunci, ma fatti concreti. E magari per rinsavire collettivamente, facendo tutti un passo indietro.
Bari: sul museo che non c'è s alza una voce. Anzi un coro
Domani a Bari si svolge un convegno tra conservazione e innovazione presso il Museo archeologico provinciale di Bari, organizzato dalla Scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università di Bari e dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Puglia. L'incontro intende chiamare archeologi e amministratori a confronto. Il pomeriggio si svolgerà una tavola rotonda con il soprintendente Giuseppe Andreassi e altri esperti. Nel frattempo, il museo barese è in coma irreversibile, dopo essere stato chiuso nel 1994 e non essersi riaperto.
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