Il "caso Baradello" arriva a Roma. La querelle sul progetto di riqualificazione del castello del Barbarossa, bocciato dalla direzione regionale per i Beni culturali dopo che era stato approvato dalla soprintendenza ai Beni architettonici, sarà oggetto di un approfondimento al ministero, dove si recherà la prossima settimana il presidente del consorzio che gestisce il Parco della Spina Verde, Giorgio Casati. «Posto che la priorità è rendere agibile il castello e non perdere i 900mila euro di finanziamenti già ottenuti - spiega Casati - voglio avere delle rassicurazioni sull'iter che dovremo seguire per modificare il piano di intervento e ottenere per tempo le autorizzazioni degli enti preposti». Al centro della contesa sono in particolare due dettagli del progetto realizzato dagli architetti Capsoni e Pierpaoli: l'ingresso a piano terra e l'ascensore per salire fino in cima. Due innovazioni che dividono: la Società archeologica comense le ha bocciate, perché a suo dire snaturerebbero il monumento, mentre il Rotary Baradello (che ha promosso il recupero della rocca) e la Famiglia comasca le sostengono, per facilitare l'accesso dei turisti, disabili compresi. La direzione regionale per i Beni culturali, il cui parere è vincolante, si è schierata con l'Archeologica. Legato alla valorizzazione del Castel Baradello è anche il progetto di recupero della cava di Camerlata, che si raggiunge salendo da via Santa Brigida. «Da lì furono estratti i sassi per ricostruire parte della torre - sottolinea Casati - dopo che era stata distrutta dagli spagnoli nel Cinquecento». La riqualificazione della rocca e della cava fa parte di un piano più ampio teso a esaltare i diversi aspetti del parco naturale alle porta della città. «Non è interessante solo da un punto di vista naturalistico e ambientale - rimarca Casati - ma anche da quello storico e archeologico».