-------------------------------------------------------------------------------- Lo stimolante articolo di Cesare De Seta dal titolo "Due perle delleditoria del Settecento europeo allasta" ("Repubblica" del 15 maggio) induce a dare conto della controversa vicenda Hamilton-dHancarville, che sottende la creazione di una delle due "perle": il capolavoro tipografico costituito dalle Antiquités (1766-1777), il famoso Catalogo della collezione di vasi archeologici di William Hamilton (la prima edizione in inglese è stata aggiudicata per 48.000 euro). Intanto la figura di Hamilton alla luce delle più recenti ricerche va ridiscussa e - a mio avviso - ridimensionata anche se permangono i suoi meriti quale vulcanologo, grande collezionista e committente degli artisti a Napoli. E per tali aspetti sono da considerare valide le ricerche erudite condotte da Carlo Knigth, che hanno tuttavia portato a una sopravvalutazione del personaggio non immune da una forte propensione alla speculazione commerciale delle opere darte da lui reperite con facilità e a buon prezzo a Napoli. In quanto al dHancarville, che appropriatamente De Seta definisce "formidabile", la critica e il biografo di Hamilton, Knigth (Hamilton a Napoli, I Ediz., 1990) si erano adagiati sul vecchio clichè dellavventuriero", mentre il rapporto Hamilton-dHancarville - espunte le vicende economiche (Hancarville non era affatto barone e dilapidò gli anticipi versatigli dallambasciatore) - è stato approfondito da Pascal Griener in una magistrale monografia del 1992, dedicata agli splendidi volumi delle Antiquités e al loro autore, dHancarville appunto, che però non appare sul frontespizio dellopera. Lo studio di Griener ribalta le precedenti convinzioni riscattando la personalità certamente sregolata ma altrettanto geniale di questo storico dellarte di grande cultura e dalle straordinarie intuizioni. Riassumo quanto ho narrato nel romanzo (W. Hamilton. Diario segreto, Ediz. Grimaldi, 2000): il grande storico dellarte J. Winckelmann non certo a caso preferì di essere ospitato nella sua ultima visita a Napoli, piuttosto che da Hamilton il quale laveva invitato, da dHancarville; questi nel testo delle Antiquitès dimostra lanticipata consapevolezza della parità delle arti cui è poi pervenuta la coscienza critica moderna. Scrive infatti Griener: «Concepì molto presto lidea di porre sullo stesso piano la pittura e la scultura antiche e larte della decorazione su ceramica». DHancarville è anche il primo a utilizzare nelle Antiquités la decorazione a tempera o gouache, e quindi gli spetta un ruolo determinante - invece misconosciuto - per lintroduzione del gusto della gouache a Napoli. Egli inoltre attesta soprattutto di concepire il Catalogo quale strumento per fornire nuovi modelli a tutti gli artisti e artefici: a lui si deve pertanto anche un ruolo fondamentale per laffermazione del gusto neoclassico in Europa. Al contrario lintento di Hamilton era che il Catalogo della sua Collezione di vasi di scavo ne aumentasse il valore in vista della loro vendita (che poi avvenne) al British Museum di Londra, mentre limprevisto merito di dHancarville è quello di averlo trasformato - come sostiene Griener - in una «monumentale ed enciclopedica storia dellarte antica». Tornando alla figura di Hamilton la mitografia imperante lo accredita quale mecenate delle arti a Napoli: certamente egli ebbe a Napoli un ruolo notevole quale committente dei pittori, ma che sia stato un "protettore delle arti" lo poneva già a suo tempo fortemente in dubbio il figlio dellambasciatore francese a Napoli, Talleyrand, che affermò lapidariamente: «Dite piuttosto che le arti lo proteggono!». A sua volta la pittrice Elisabeth Vigée-Le Brun ha scritto che Hamilton rivendeva i quadri da lei dipinti triplicandone il prezzo. Insomma era un ambasciatore-mercante. Infine nessuno ha posto attenzione a una circostanza: lambasciatore inglese arrivò nella città partenopea nel 1764 e nel giro di meno di due anni aveva già raccolto un importante complesso di vasi di scavo: quelli pubblicati a partire dal 1766 nel Catalogo commissionato al dHancarville. Come mai gli venne affidato il Catalogo dal momento che Hamilton sapeva della sua fama di "avventuriero"? Perché lambasciatore aveva constatato la sua straordinaria cultura archeologica e a lui doveva il suo acculturamento archeologico e il veloce rastrellamento sul mercato antiquario napoletano degli eccezionali esemplari di vasi di scavo fatti acquistare allambasciatore. Tutto ciò si ricava da una lettera del ministro Bernardo Tanucci (G.Donatone, Maioliche delletà borbonica, Napoli, Ediz. Grimaldi, 2005), che detestava dHancarville e lo "sfrattò" per debiti da Napoli. Scrive Tanucci: «Fece il saputo mestiero di comprare e vendere anticaglie Hamilton ambasciatore dInghilterra ha questo gusto; fu facile allHancarville insinuarsi con esso». Hamilton riuscì, malgrado lo vietasse un editto del Tanucci, a esportare le sue collezioni di vasi di scavo a Londra con il consenso di Ferdinando IV: il giovane "re plebeo" (definizione di Croce) era molto superstizioso e in cambio dei doni di carabine da caccia inglesi si sbarazzava di quei reperti che gli ricordavano con terrore le eruzioni del Vesuvio. Insomma Hamilton, acriticamente esaltato dai suoi biografi napoletani, è stato invece anche un venale e cinico mercante, un predatore del patrimonio storico-artistico e soprattutto archeologico napoletano.