E' stato uno dei lavori più osteggiati nella storia del Comune di Milano il restauro del Teatro alla Scala. Ma l'allora sindaco Gabriele Albertini non ha mollato, nonostante una serie infinita di ricorsi, nonostante l'opposizione sul piede di guerra e nonostante gli scetticismi dei cittadini. Ora, a meno di tre anni di distanza, l'opera della Scala (costata oltre 50 milioni di euro) è uno dei punti più felici della sua amministrazione, sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello estetico e funzionale. E a dirlo non sono solo architetti e politici, ma anche la gente comune. Da qui vogliamo partire per ripercorrere il cammino dell'ex sindaco e per analizzare l'eredità che ha lasciato in mano alla nuova giunta. I lavori iniziarono nel luglio del 2002 e la bufera era già cominciata. «C'era un clima di forte ostilità», ricorda Salvatore Carrubba, allora assessore alla Cultura. «Tutta l'opposizione ci era contro e i ricorsi fioccavano. A posteriori direi che l'atteggiamento del centrosinistra era dovuto alla paura che questa iniziativa potesse rappresentare una chiara dimostrazione di efficienza dell'amministrazione. E fu così, in effetti. I lavori sono stati un miracolo per i tempi impiegati e per il risultato ottenuto. Anche dal punto di vista legale, nessun ricorso fu mai accettato né dai giudici amministrativi né da quelli penali». Oltre al restauro conservativo e all'ammodernamento degli impianti meccanici di servizio, gli aspetti forse più controversi furono l'ellissi e la torre scenica, entrambe progettate da Mario Botta. La prima ospita oggi camerini e uffici, mentre la seconda è destinata agli impianti per la scenografia e alle sale prova. Le difficoltà legate agli inizi dei lavori se le ricorda anche l'architetto Botta: «Da una parte c'erano gli ecologisti che protestavano contro il progetto per ragioni non fondate sui dati reali - spiega -, e dall'altra parte c'era l'opposizione in Comune che forse era spinta da motivi ideologici e non da cause reali». La nuova Scala fu inaugurata il 7 dicembre 2004, «al termine di un lavoro artisticamente corretto, mai sopra le righe, con modestia e dignità», aggiunge Botta. «E' stata riordinata la parte storica, togliendo tutto quello che nei secoli era stato aggiunto al progetto originario del Piermarini, e sono stati inseriti nuovi volumi, disegnati con un linguaggio astratto così da non entrare in conflitto con la parte Settecentesca. Ricordo che in quei mesi Albertini veniva in cantiere con regolarità, per accertarsi che tutto andasse bene». L'opposizione, però, continuò a protestare «contro la costruzione parallela degli Arcimboldi, troppo costosi e ora poco utilizzati», spiega Giovanni Occhi, ora come allora consigliere per Rifondazione. «E poi contro la torre scenica che ha snaturato il monumento». Tutti, però, concordano che una ristrutturazione andava fatta, «perché i vigili del fuoco non avrebbero autorizzato l'apertura ancora a lungo, per ragioni di sicurezza», chiarisce Stefano Zecchi, che succedette a Carrubba come assessore alla Cultura. «La torre non piace neanche a me, ma questi sono giudizi estetici personali. In compenso i lavori furono tecnicamente perfetti e l'acustica ne guadagnò molto». Allora, giudizi di politici e architetti a parte, perché dopotutto possono essere "di parte", forse il sigillo definitivo sull'opera deve essere messo da chi se ne intende davvero, da chi alla Scala ci va per passione da una vita e non si interessa di nessun'altra considerazione che non sia mirata al risultato. «Il teatro è rinato», dice Gino Vezzini, presidente degli Amici della Scala. «Il complesso ha riacquistato pulizia e splendore, il palcoscenico e i macchinali scenografici hanno ottenuto una maggiore efficienza (dimostrata anche dal maggior numero di spettacoli che il teatro accoglie ogni anno) e, soprattutto, ne ha guadagnato l'acustica. Ora il suono è meglio distribuito e l'orchestra si sente perfettamente». 1 lavori si incentrarono anche sul rinnovo dei pavimenti (via la moquette e spazio al parquet) e sull'eliminazione delle vecchie macerie sottostanti che impedivano un buon funzionamento della cassa armonica. «L'opinione pubblica ha sottostimato il risultato ottenuto», conclude vezzini. «Ora la Scala è tornata il monumento simbolo di Milano di un tempo».
Il restauro della Scala? È un capolavoro e spaventa la sinistra
Il restauro del Teatro alla Scala di Milano è stato uno dei lavori più osteggiati nella storia del Comune di Milano. L'allora sindaco Gabriele Albertini non ha mollato nonostante la serie infinita di ricorsi, l'opposizione e gli scetticismi dei cittadini. I lavori iniziarono nel luglio del 2002 e la bufera era già cominciata. L'opposizione era contraria al progetto e i ricorsi fioccavano. Tuttavia, i lavori sono stati un miracolo per i tempi impiegati e il risultato ottenuto. Il restauro ha incluso l'ellissi e la torre scenica, progettate da Mario Botta, che ospitano camerini e uffici e impianti per la scenografia e le sale prove.
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