Piazza Navona è la madre di tutte le isole pedonali romane. Basta riguardarsi le foto d'epoca degli anni Sessanta per scoprire cosa fosse nelle ore della Dolce Vita: un grandioso, monumentale parcheggio per commercianti, residenti e (finita la giornata di lavoro) per viveur nottambuli. A metà di quel decennio una democristianissima giunta decise per la pedonalizzazione opponendosi alla potentissima lobby dei commercianti che si stracciavano le vesti (già allora) e paventavano il crollo delle compravendite. Ovviamente andò in tutt'altro modo e oggi non c'è piazza (periferie incluse) che non invochi lo sgombero dalle lamiere. Come in ogni parabola, oggi siamo al contrappasso. Ovvero che quella madre di tutte le isole pedonali romane sta morendo di sosta selvaggia. Lo sappiamo bene, facile scrivere e indignarsi (la nobiltà di un Cederna soprannominato «l'indignato speciale» è merce introvabile). Difficile indicare soluzioni e aiutare un'amministrazione sempre più alle prese col traffico. Ma qualcosa va pure detto, anche se irritante e impopolare. Prima osservazione: che senso può avere continuare a progettare la famosa «risistemazione» di piazza Navona, con annunciata e già contestata scomparsa dei marciapiedi ottocenteschi? Perché impegnare tanto denaro quando non si riesce nemmeno a proteggere la piazza Navona che già esiste? Seconda osservazione, e qui bisognerebbe chiamare in causa molti urbanisti (Italo Insolera in testa) che da anni si occupano di Roma. Perché protestare contro la sosta selvaggia, contro l'improntitudine di chi si nasconde dietro un permesso per portatori di handicap evidentemente di comodo, contro chi non rinuncia (vivendo in centro) al privilegio di scendere per strada e salire sulla propria automobile personale? La domanda non è peregrina. Roma sta per darsi l'ennesimo mega-parcheggio nel cuore della città nelle viscere del Pincio, dopo quello del Gianicolo. Non solo Italia Nostra ma urbanisti e paesaggisti hanno già profetizzato che quella struttura rischia di alterare l'equilibrio di piazza del Popolo e insieme di attirare ancora traffico privato in quel quadrante, nonostante le ottime intenzioni (pedonalizzare il Tridente). Altre capitali dirottano la sosta ben al di là del centro, basta studiare il caso di Londra. Ma sono opinioni, tutte legittime (quelle del Campidoglio, quelle degli oppositori). Resta il nodo: come curare piazza Navona prima del «restyling» (tragico vocabolo) che la cambierà?
L'inutile bellezza. Effetti del posteggio selvaggio
Piazza Navona è considerata la madre di tutte le isole pedonali romane. Negli anni Sessanta, era un grande parcheggio per commercianti e residenti. Nel 1970, la giunta democristiana decise di pedonalizzare la piazza, opponendosi alla lobby dei commercianti. Oggi, la piazza è invasa dalla sosta selvaggia e sta morendo. La città sta cercando di progettare una risistemazione, ma è difficile indicare soluzioni. La piazza Navona sta per perdere i suoi marciapiedi ottocenteschi e la città sta considerando di costruire un nuovo parcheggio nel Pincio. Alcuni urbanisti e paesaggisti hanno già criticato la decisione.
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