Il Paese recupera terreno rispetto al mondo anglosassone. Raccolta fondi. Più qualificato il contributo di società e fondazioni di origine bancaria Dopo anni di difficoltà, sembra che il momento del fundraising culturale sia arrivato anche in Italia. Per molto tempo il Paese ha guardato al mondo anglosassone come un punto di riferimento difficilmente arrivabile, tanto in termini di risultati che della sottesa sensibilità diffusa che li rendeva possibili. Nel Regno Unito, i privati investono, secondo il rapporto Arts Business 2005-2006, 530 milioni di sterline, con un consistente dinamismo da parte delle imprese e delle fondazioni il cui incremento compensa una sensibile diminuzione su base annua del contributo dei privati cittadini. Il dato statunitense, che sconta naturalmente la diversa dimensione economica e demografica, si attesta sui 13,51 miliardi di dollari per il 2005, che corrispondono al 5,2 dell'ammontare delle donazioni. Negli Usa le organizzazioni culturali non profit ricevono dai privati cittadini un ammontare di risorse quasi doppio di quello ricevuto dalla mano pubblica. La situazione italiana presenta specificità importanti, prima tra tutte quella relativa al sistema delle fondazioni exbancarie che hanno nell'arte, nelle attività e beni culturali il loro primo ambito di erogazione, il 30,6 del totale, pari a 420,4 milioni di euro, secondo l'11 rapporto Acri sui bilanci 2005 (quota che scende al 28,6 nel 2006 se si considera la proiezione basata dei dati relativi alle prime 16 fondazioni). Nel caso delle imprese l'incidenza percentuale è superiore: il 54,4 delle donazioni totali. Le donazioni dei privati alle cause culturali ammontano però solo all'1 del totale: come sappiamo, in Italia l'attenzione degli individui e delle famiglie si rivolge soprattutto alle cause sociali, ed è questa la principale differenza rispetto al mondo anglosassone, anche se si può prevedere che nei prossimi anni il peso delle buone cause culturali nel portafoglio delle donazioni dei privati aumenterà. Ma di fronte alla tenuta delle erogazioni delle fondazioni ex bancarie, che smentisce clamorosamente le lamentazioni di chi ritiene che in Italia non ci siano abbastanza risorse per la cultura, è sul fronte delle imprese che si riscontra oggi il maggiore dinamismo. Le imprese sono sempre meno interessate a erogazioni a fondo perduto o legate a logiche tradizionali di sponsorizzazione, e vedono invece sempre più nella cultura un ambito di coinvolgimento progettuale strettamente legato allo sviluppo della propria cultura d'impresa, alla promozione dei valori di innovazione, coinvolgimento, responsabilità sociale. Molte aziende danno vita alle proprie corporate foundation, con cui perseguono scopi spesso molto complessi e articolati e in particolare sempre più slegati da un rapporto strumentale e didascalico con l'attività d'impresa. Ci sono aziende che integrano la propria progettualità all'interno della propria cultura di prodotto, usando la leva culturale come strumento strategico di posizionamento e di certificazione sociale: è il caso di Illy che non solo con le sue tazzine d'artista veicola la dimensione estetica e degustativa del prodotto ma ricorre all'occhio acuto del brasiliano Sebastiao Salgado per fotografare le proprie piantagioni e raccontare una realtà che nessun istituto di certificazione potrebbe comunicare con altrettanta forza e credibilità. Ci sono aziende che definiscono attraverso la cultura la qualità e l'identità dei propri ambienti di lavoro, dai gruppi bancari come Unicredit e Deutsche Bank che disseminano le loro collezioni aziendali nelle sedi e nelle filiali alle piccole aziende vinicole di qualità come Castello di Ama o Alois Lageder che inseriscono installazioni nei propri ambienti, guardando a una cultura del vino che si inserisce nel rapporto tra le persone, lo stile di vita, il territorio e la sua identità. Ci sono grandi aziende come Tiscali che creano un campus nel quale la cultura diviene il principale canale di animazione sociale rivolta non solo ai dipendenti ma anche alla città. Ci sono aziende che creano i propri spazi culturali all'interno di una visione di responsabilità che non si limita più alle cause sociali ma raccoglie le sfide competitive dell'economia della conoscenza: pensiamo al Lanificio Bonotto di Molvena, che acquista l'ex Macello della vicina città di Bassano per trasformarlo in un centro culturale dalla missione innovativa e rivolta alla creazione di opportunità di accesso culturale dei pubblici giovanili. Altre aziende che non perseguono progetti propri ma sono interessate a stabilire partnership con realtà culturali dinamiche: è il caso della neonata Fondazione March di Padova, che ha Porsche Italia tra i soci fondatori, e che si propone, in un contesto come quello Veneto ancora povero di istituzioni rivolte alla cultura del contemporaneo, di creare un dialogo con le voci più interessanti e già affermate della scena artistica internazionale. LE RISORSE 530 milioni Valore (in sterline) dell'investimento reatizzato in arte e cultura dai privati nel Regno Unito 13,5 miliardi Valore (in dollari) dell'investimento globale negli Usa per il 2005, pari al 5,2 dell'ammontare delle donazioni 420 milioni Valore (in euro) dell'investimento italiano delle fondazioni ex bancarie per la cultura, pari al 30,6 delle erogazioni GLI INVESTIMENTI UniCredit e Deutsche Bank scommettono sulle collezioni d'arte nelle filiali Tiscali ha creato un campus aperto alla città Le fondazioni ex bancarie La ripartizione per settore delle erogazioni. L'elaborazione è relativa alle prime 16 fondazioni rappresentative del 73 del sistema Sviluppo locale 6,7 Volontariato 10,8 Ricerca 10,9 Iniziative per la salute pubblica 11,3 Assistenza sociale 6,3 Fondi speciali per il volontariato 5,8 Altri (salvaguardia ambiente, famiglia, sostegno ai diritti civili, sport e ricreazione) 7,3 Arte, attività e beni culturali 28,6 Educazione, istruzione, formazione 12,3 Fonte: Acri Le erogazioni Mercati Totale donazioni destinata alla Stima delladonazione (in mln) cultura in mln. per la cultura Imprese 845 54,4 del numero N.d. di iniziative sostenute 420,4 Fondazioni ex bancarie 1.373 30,6 N.d. Privati cittadini 3.700 1 37 Fonte: elab. su dati «Osservatorio sul fundraising e la filantropia», Goodwill