Le concessionarie rinunciano alle gare per il caos normativo Gare deserte, contenziosi, contrasti fra concessionari e sovrintendenze. Regna il caos nel settore dei servizi legati a musei e parchi archeologici. Le aziende private attive nel settore reclamano un assetto normativo definito, mentre le sovrintendenze regionali si muovono in ordine sparso: c'è chi proroga le attuali concessioni e chi organizza bandi con regole troppo restrittive, secondo le imprese. Risultato: oltre 20 concessioni di servizi museali sono scadute e sono in attesa di rinnovo. E le gare, dove sono state organizzate, spesso vanno deserte perché il bando ha vincoli troppo rigidi. Il quadro normativo. La legge Ronchey del '93 ha aperto la strada per l'ingresso degli imprenditori nei musei. Così per circa un decennio la gestione dei servizi aggiuntivi (librerie, caffetterie, ristoranti, biglietterie) è stata affidata a imprese sulla base di concessioni di quattro anni, con possibilità di proroga per altri quattro, ampliata ad altri quattro dal Testo unico per permettere ai concessionari di ammortizzare gli investimenti, ma poi abrogato dal Codice dei Beni culturali. Nella scorsa legislatura, l'ex ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, aveva firmato una circolare che era stata accolta con favore dai privati: prevedeva concessioni di nove anni e la possibilità di progetti più ampi per valorizzare i siti, oltre a innalzare dal 15 al 30 l'aggio sui biglietti. Ma nella realtà, le Sovrintendenze, competenti anche a indire le gare, hanno interpretato la circolare seguendo spesso gli schemi precedenti, per esempio continuando a spezzettare l'offerta dei servizi. Le critiche di Confindustria. A dare voci ai privati è Confcultura, l'associazione con oltre 2 mila addetti e un giro d'affari di circa 350 milioni. Dice al Mondo Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, che aderisce a Confindustria: «Oggi i privati gestiscono i servizi di accoglienza all'interno dei musei quasi sempre assegnati in modo parcellizzato. Ciò rende la gestione difficoltosa e non razionale, molto spesso in perdita. L'attività dovrebbe essere integrata. Per questo abbiamo avanzato al ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, una serie di proposte, per esempio l'applicazione anche per i beni culturali del project financing oppure la possibilità di una gestione in global service». I privati puntano a regole che permettano flessibilità di applicazione a misura del museo da gestire: «Anche poter intervenire nella determinazione del prezzo dei biglietti, affidata ora a commissioni regionali, e negli orari di apertura, ora appannaggio delle sovrintendenze», aggiunge Asproni. «Bisogna passare dalla cultura dell'appalto alla cultura del progetto». In sostanza, l'associazione ha chiesto una norma transitoria per dar tempo al ministero di approntare un modello più aperto per le gare che devono bandire i direttori regionali, con la sospensione di quelle in corso. Ma l'ex capo di gabinetto del ministro Rutelli, Gabriella Palmieri Sandulli, ha ricordato «la completa autonomia decisionale» delle sovrintendenze. Una doccia gelata per Confcultura. Le aziende del settore. Sono più di venti le principali società private attive nel comparto come capogruppo di associazioni temporanee di imprese. Gran parte iscritte a Confcultura, eccetto la Gebart che fa capo alla famiglia di Luigi e Giancarlo Abete. Nell'associazione compaiono due cooperative che aderiscono anche a Legacoop, come Arethusa e Pierreci (specializzata nel servizio di biglietteria). Nella ristorazione sono presenti Novamusa guidata dall'ad Marco Mottolese, e Doney La Cascina. Tra i gruppi editoriali ci sono, oltre Giunti, Electa Mondadori ed Electa Napoli. Inoltre c'è Ingegneria per la Cultura, della fondazione Civita, e Gelmar. In procinto di entrare in Confcultura sono altre aziende come Centrica, Munus, Angelica real sito, Consorzio I luoghi dell'Arcadia, Kore e Nike. Ma nel comparto sono presenti in massa anche imprese pubbliche, specie di Comuni e vari enti locali. Il caso più noto, e criticato da parte di Confindustria, è quello della romana Zetema, controllata dal Campidoglio. Quanto vale il business 4,6 milioni il numero degli scontrini emessi in musei, monumenti e aree archeologiche nei primi sei mesi del 2006 20,48 milioni gli incassi lordi dei concessionari nello stesso periodo 3 milioni l'importo pagato dai concessionari allo Stato nel primo semestre del 2006 A Roma vince Electa ma il Poligrafico fa causa Battaglie legali e ricorsi in vista per il bando dei servizi della Galleria nazionale d'arte moderna a Roma (foto a sinistra), seguito dalla struttura del ministero dei Beni culturali di Francesco Rutelli (foto a destra). La gara è stata assegnata alla cordata che vede alla testa come capogruppo Electa Mondadori, che ha battuto il Poligrafico dello Stato. La terza cordata interessata, capeggiata da Skira editore, alla fine non ha presentato un'offerta. Ma sull'esito della gara sta per abbattersi una contesa giudiziaria: il Poligrafico sta studiando un ricorso. DIECI ISTITUZIONI IN APPALTO CITTA' ISTITUTI SERVE CAPOGRUPPO SCAD. CONCESSIONE Bacoli Museo Campi Flegrei Biglietteria Electa Napoli (NA) Marzo '08 Casetta Reggia Editoriale, biglietteria Arethusa novembre '07 Napoli Museo Capodimonte Editoriale, visite didattiche Electa Napoli n.d. Napoli Palazzo Reale Editoriale, biglietteria Electa Napoli marzo '08 Paestum (Salerno) Museo Archeologico Editoriale, biglitteria Ingegneria per la cultura nd Roma Colosseo Editoriale, audioguide, biglietteria Elemond luglio '09 Roma Galleria Borghese Editoriale, assistenza didattica Gebart Giugno '09 Milano Pinacoteca Brera Editoriale, audioguìde, biglietteria Elemond giugno '07 Fienze Galleria Uffizi Editoriale, biglietteria Giunti Maggio '09 Firenze Palazzo Pitti Editoriale, biglietteria Giunti nd