ECCO il piano per far rinascere l'edificio di via Bettoni e la zona a due passi da Porta Portese: appartamenti, un parco, asili e biblioteche. Soprintendenza e Campidoglio hanno detto sì al progetto di riqualificazione ma Italia Nostra tenta di bloccare i lavori. L'EX PASTIFICIO Costa, edificio all'angolo tra via Bettoni e via Portuense, non è la prima struttura romana in cemento armato, non è inserito nell'elenco degli edifici censiti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Comune di Roma, è occupato abusivamente da uno pseudo-museo da diversi anni, eppure Italia Nostra presenta un esposto alla procura per fermare la sua parziale demolizione. L'associazione vorrebbe che tutto rimanesse come è ora, alla faccia dei residenti che auspicano una rapida riqualificazione. In quello spazio, venduto nel 2001 dal Comune a una società privata e in seguito alienato alla società che ne ha presentato il recupero, sorgeranno appartamenti, un parco per i residenti, attività commerciali, un asilo nido e spazi per attività culturali. Una trasformazione rilevante che Italia Nostra punta a bloccare senza motivo. Tutte le obiezioni dell'organizzazione, infatti, sono infondate. Ecco perché. Il complesso è un insieme di edifici realizzati con tecniche, tempi e modalità diverse. Il corpo principale è realizzato con struttura portante in mattoni pieni: dunque non si tratta del primo esemplare in cemento armato. A dirlo è la stessa Soprintendenza che ha precisato che il palazzo non ha nessun vincolo. Chiarissimo il parere degli esperti (di cui evidentemente Italia Nostra non si fida): «Al corpo di fabbrica più antico del 1910 - si legge nei pareri - si aggiunge nel 1928 una struttura a "L" con un lato sulla Portuense». Ebbene, il progetto riguarda esclusivamente la struttura a "L", i cui fabbricati interni ed esterni sono stati edificati successivamente e non hanno particolare pregio. Ma questo non basta a Italia Nostra. Non gli basta nemmeno che il corpo più antico, non inserito nel progetto, sia già occupato da un supermercato. Ma a quell'epoca forse Italia Nostra era distratta. Altra obiezione: sostiene l'associazione che lì dentro ci sia il «museo internazionale del cinema e dello spettacolo». Un po' troppo definirlo museo, visto che il gestore, Josè Pantieri, si è sistemato lì abusivamente da anni. Tant'è che il 19 ottobre 2006 il tribunale ha emesso lo sfratto esecutivo e il 16 febbraio la società proprietaria ha riconquistato il possesso dell'immobile. Ma a Italia Nostra, evidentemente, non dispiace in certi casi di difendere l'abusivismo. Ma allora cosa ci sarà dentro allo pseudomuseo di tanto rilevante? Presto detto: «fotografie accartocciate», libri e riviste accatastate, dvd, macchinari per la proiezione e oggetti vari in completo abbandono. La Soprintendenza ha effettuato poco tempo fa uno specifico sopralluogo. Ebbene, constatò «l'inadeguatezza dei locali», per giunta sprovvisti di qualsiasi misura di sicurezza, e il «pessimo stato di conservazione» dei materiali. Ma nemmeno questo sembra aver convinto Italia Nostra. Da parte sua il Comune ha trovato una sede alternativa per il «museo», all'Eur, e ha stanziato 750 mila euro per l'adeguamento dei nuovi locali. Ma niente da fare, Italia Nostra continua a protestare. A questo punto c'è da capire da quali interessi sia mossa l'associazione. Evidentemente Italia Nostra difende il degrado. cronacaromailtempo.it