17052007 Chiudi Di Calatia, la città romana sulla via Appia, «inter Capuam et Neapolim», non restavano ormai - tra Maddaloni e San Nicola la Strada - che «poche macerie e frammenti di mattoni», annotò Julius Beloch nel suo celebre «Campanien». Finchè, alcuni decenni fa, alla questione si appassionò il maddalonese Gruppo archeologico caiatino, con Franco Imposimato (al quale è oggi intitolato), Nunzio Sarracco, Andrea Savastano, Guido Napolitano. Intervento, quindi, delle varie Soprintendenze; e si cominciò a scavare. E via via riapparve, la città-fantasma. Con la necropoli, dapprima. Dalle tombe di antichi magnati caiatini e di eleganti «dominae», rividero la luce finissimi arredi, ora sistemati nei due Musei maddalonesi: nell'Archeologico, di cui è direttrice Elena Laforgia e, anche, nel Civico, diretto da Rosaria Rienzo. Ma come si viveva, a Calatia? Nei quartieri, nelle case, nelle quotidiane occupazioni? Ed ecco che, per buona parte, è emersa dagli scavi una casa, una «domus» calatina. Ubicata per di più in una zona produttiva, a giudicare dal copioso materiale, più o meno frammentato, sparso all'intorno: piatti, vasi, bicchieri, ciotole d'uso comune, e, per di più, grumi di argilla concotta. Operava una fornace, lì nei pressi? C'erano tutti gli elementi, insomma, per fantasticarci un po' sopra. Ma si è riusciti, meglio ancora, a storicizzare il tutto, a collocare la casa nel quadro delle attività dell'epoca e in relazione con il probabilissimo evento dell'afflusso, a Calatia, di veterani cesariani, verso la metà del primo secolo avanti Cristo. Ma la casa continuò a vivere, ebbe poi altre vicende, nel successivo secolo, in età imperiale. Un'età di larga diffusione di culti esoterici, di riti magico-salvifici. E un panciuto vaso, con un bel grappolo d'uva in rilievo (nella foto piccola a sinistra) riporta al culto, orientaleggiante, del dio Sabazio, originario della Tracia, assimilato al culto dionisiaco. Fortissima, insomma, la suggestione. Tanto che la domus si è voluto chiamarla «la casa del vaso magico» e, per di più, la si è voluta, in parte, perfino «ricostruire». Per cui, fino a tutto maggio, i visitatori si imbatteranno, già nel cortile stesso del Museo, in uno scenografico «impluvium» cinto da un bianco colonnato. Progetto rigorosamente scientifico, ma in funzione anche didattica, ideato dalla direttrice Laforgia, da Carlo Rescigno, docente di urbanistica classica alla Sun, e da Guido Napolitano; e realizzato dagli scenografi Massimo Naopolitano e Enzo Gagliardi. Ed elogiato dal sovrintendente Stefano De Caro. Domani, nel pomeriggio e a sera, avranno luogo una visita guidata da Rescigno e, subito dopo, la rappresentazione nel cortile del Museo, del «Curculio» di Plauto: adattamento e regia di Angelo Callipo, con l' associazione Kaos Teatro.