La chiusura dal 1994 ha limitato il lavoro della comunità scientifica e sottratto occasioni importanti alla didattica -------------------------------------------------------------------------------- In margine a un recente convegno che si tenuto alla Scuola inglese di Roma Michael Crawford, tra i più noti storici dellItalia romana, chiedeva a noi studiosi baresi se fosse possibile visionare negli spazi del Museo Archeologico di Bari due famose laminette di bronzo in lingua osca datate al II secolo a.C., ben note agli studiosi di glottologia. Da parte nostra limbarazzata risposta che il Museo era purtroppo chiuso da più di un decennio (dal 1994 non è inutile ricordarlo). Ovviamente le tavolette sono ben nascoste in qualche cassa con il restante enorme patrimonio archeologico della nostra regione. Materiali preistorici di raro pregio, una imponente collezione di ceramica indigena geometrica e di ceramica apula di derivazione greca, terrecotte figurate, bronzi (prevalentemente armi), pregiati ornamenti in oro, un eccezionale medagliere, ancora una collezione di iscrizioni latine e greche sono, con tanti altri, i materiali del Museo, la cui visione da troppi anni è preclusa alla cittadinanza di Bari, alla comunità scientifica nazionale e internazionale, come agli stessi studenti universitari. Per anni, prima del 1994, ho accompagnato i miei studenti, in una delle lezioni del corso di Storia romana, a vedere e studiare insieme le iscrizioni latine del Museo, dopo averne parlato a lezione. Altra cosa è parlare in astratto della Puglia preromana e romana, altra cosa toccare con mano la ricchezza della documentazione archeologica proveniente da Canosa, Ruvo o Noicattaro e apprendere che vasi simili sono esposti nei più grandi musei del mondo. E così non è certo inutile ricordare che sono le iscrizioni, congiuntamente alla documentazione archeologica, a dare forma alla storia dellItalia antica, giacché la storiografia guarda al centro del potere, ma ben altra cosa è leggere quelle pietre che esse sole documentano che Canosa, Bari, Ceglie del Campo erano municipi romani. E così riconoscere le colonne miliari con il nome di Traiano, dei figli di Costantino, dellimperatore Giuliano è cosa diversa dallapprendimento manualistico della serie degli imperatori romani. Insomma loscuramento del Museo è una grave privazione della vita culturale della città, una menomazione per lUniversità e la comunità scientifica. In questo senso, liniziativa promossa per domani dalla Scuola di specializzazione in Archeologia sul Museo Archeologico non è dunque soltanto un importante contributo affinché si riprenda il cammino che deve portare alla riapertura del Museo. Vuole essere invece anche la testimonianza della comunità universitaria, della Soprintendenza archeologica perché non si taccia e venga richiamata in maniera netta lattenzione degli amministratori e della società sul museo oscurato. Lautrice è docente di Storia romana allUniversità di Bari
BARI - Se il museo archeologico è un lutto per la cultura
Il Museo Archeologico di Bari è stato chiuso dal 1994 e non è stato aperto da più di un decennio. I materiali preistorici, la ceramica indigena geometrica, la ceramica apula di derivazione greca, le terrecotte figurate, i bronzi, gli ornamenti in oro, il medagliere e le iscrizioni latine e greche sono stati nascosti in cassette. La chiusura del museo è stata una grave privazione della vita culturale della città e della comunità scientifica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo