I dieci anni dalla legge per Roma Capitale permettono di evidenziare alcuni punti che mancano all'attuazione di questo importante strumento per la salvaguardia e la tutela del patrimonio. Tra questi figura anche l'esproprio della parte di Villa Ada che rischiava, in quegli anni, di subire l'ennesimo attacco della speculazione edilizia: grazie al finanziamento per Roma Capitale Villa Ada fu finalmente acquisita al patrimonio del Comune, diventando una delle aree verdi più grandi della città, un vero tesoro fatto di biodiversità, paesaggi, sentieri, testimonianze archeologiche e storiche. Nel 1997 Villa Ada fu aperta al pubblico, i cittadini potettero godere di questo patrimonio immenso: da allora fu avviato un complesso progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione degli immobili storici presenti all'interno del parco. Il Piano di assetto, predisposto anche grazie all'impegno delle associazioni, tra cui gli Amici di Villa Ada, il WWF, Italia Nostra, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento di gestione del parco. Da allora è stato fatto ben poco: il parco è fruito quotidianamente da migliaia di persone, rappresenta un elemento che rafforza la coesione sociale e la partecipazione, eppure manca quella capacità di gestire, recuperare, restituire alla collettività un patrimonio insostituibile. La proposta del Comune di realizzare il Museo del giocattolo nei casali delle ex-scuderie reali può rappresentare un primo passo per arricchire il parco e restaurare parti importanti del patrimonio storico. Tuttavia è motivo di allarme e preoccupazione la pesante modifica al progetto iniziale con l'inserimento di una parte del Museo in locali realizzati ex-novo nel sottosuolo. Scelta che non si può condividere. Intanto perché Villa Ada è anch'essa zona archeologica importante. Poi perché costruire nuove cubature, circa 15.000 metri cubi, all'interno di un'area protetta vuol dire investire risorse che potrebbero, viceversa, essere destinate al recupero di altri edifici o al restauro del patrimonio naturale e archeologico. Non si può condividere neppure la scelta di costruire un museo, destinato principalmente ai bambini, in locali interrati, privando i bambini stessi proprio di quel rapporto con l'ambiente naturale che è alla base di un processo evolutivo e di socializzazione fatto di esperienze e di contatto con la natura. Appare peraltro in aperta contraddizione realizzare un museo, all'interno di un parco che si estende per oltre 150 ettari, e non prevedere la presenza di un centro visita che illustri il valore ambientale di quest'area. Attualmente una parte consistente della vegetazione appare scarsamente curata e gli interventi, realizzati dal Servizio Giardini del Comune, risultano purtroppo episodici e disorganici. Ciò in aperto contrasto con il rispetto della Carta di Firenze, redatta nel 1981, ma ancora lontana dall'essere attuate e resa uno strumento per valorizzare l'immenso patrimonio costituito dai giardini e dalle ville storiche. Che senso avrebbe costruire un museo, dentro un parco, costringendo i bambini a svolgere le attività didattiche nel sottosuolo? Un parco che tuttora soffre di una scarsa regolamentazione, con l'accesso incontrollato di veicoli a motore e la pressoché assenza di un'attenta gestione finalizzata al recupero del patrimonio naturalistico. Si rende dunque necessario un impegno straordinario, in grado di restituire valore a Villa Ada, rinnovando la sfida di Roma Capitale, capitale europea in grado di competere con le altre città sul piano della qualità ambientale e della capacità di salvaguardare il patrimonio storico, culturale, naturale. Bisogna allora inserire il progetto del museo in un contesto più complessivo della gestione del parco, rinunciando a interventi costosi, non prioritari e con gravi impatti ambientali. Ciò che occorre è la comprensione dell'importanza delle scelte che si compiono oggi per garantire la tutela di un bene comune destinato alle future generazioni. Per il Comitato per la Bellezza Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Desideria Pasolini all'Onda, Gianfranco Amendola, Paolo Berdini, Irene Berlingò, Filippo Ciccone, Vezio De Lucia, Arturo Osio, Violante Pallavicino, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria. Roma, 16 maggio 2007