Com'è difficile lavorare nei cantieri di restauro Mentre il Bel Paese apre le porte di giardini, dimore storiche e musei in occasione della IX «settimana della cultura», gli operatori del settore dei Beni culturali lanciano l'allarme sullo stato di degrado a cui è abbandonato da anni tutto il comparto. La denuncia del «caos normativo» e della assoluta «insufficenza di fondi», ma soprattutto della «precarietà occupazionale», che affligge gli addetti a un settore strategico per il futuro, e per l'immagine dell'Italia, è stata lanciata ieri a Roma nel convegno E lavoro nei beni culturali: tutele, qualità e sviluppo economico. L'incontro, organizzato dalla Fillea Restauro Cgil, dalla Ancpl Lega Coop e dalla Confederazione italiana archeologi, ha visto la partecipazione di tutti gli operatori del settore - sindacati, lavoratori e imprese - uniti nel chiedere al Governo più risorse e maggiore attenzione, in primis normativa, verso le professionalità del settore della tutela e valorizzazione del patrimonio artistico Dalla discussione (a cui hanno partecipato anche un rappresentante del ministero del Lavoro, il Viceministro delle Infrastrutture, Angelo Capodicasa e la sottosegretario ai Beni e alle attività culturali, Danielle Gattegno Mazzonis) è emersa in primo luogo la necessità di una riforma che adegui le norme sugli appalti alla specificità dei cantieri che si occupano di restauro e conservazione dei beni storico-artistici. «Le norme che impongono alle pubbliche amministrazioni di affidare gli appalti secondo la regola del "massimo ribasso" - ha spiegato Franco Martini, segretario generale della Fillea - sono dannose in tema di restauri . Le imprese vincitrici per risparmiare si avvalgono di contratti precari, che oltre a non garantire i lavoratori, vanno a scapito della qualità dell'opera in un settore che è invece caratterizzato dalla massima specializzazione». «Lavoro da sei anni con contratti precari - racconta una giovane re-stauratrice, che non rivela il suo nome per timore che non "mi facciano più lavorare" - guadagno mille euro al mese, e riesco a lavorare solo per una parte dell'anno. Poi mi devo arrangiare in ristoranti o call center. Speriamo che col nuovo Governo cambi qualcosa». «Questi lavoratori - spiega la coordinatrice regionale della Fillea - non hanno nessuna tutela. Non hanno pensione, non possono ammalarsi, non hanno assicurazioni. So di una ragazza che non può più lavorare in seguito a un incidente. Ha provato a chiedere una pensione di invalidità. Lavorava da dieci anni con contratti atipici. Gli hanno risposto che aveva diritto a 50 euro al mese». Intanto, dopo l'episodio di vandalismo contro la celebre Barcaccia (la fontana in Piazza di Spagna a Roma), il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli ha annunciato ieri la presentazione di un ddl che inasprisce le sanzioni per gli atti «contro il patrimonio e contro il paesaggio»