Il critico-assessore ribatte: "E chi la vuole? Tenetevela" Bresso la più dura: "Questo matrimonio non sha da fare" La presidente ribatte sprezzante: "Una cupola sullarte? Forse non è riuscito a organizzare qui una sua esposizione" Sconcerto e irritazione per le affermazioni del professore: "Perché vi sia collaborazione occorrono reciprocità e soprattutto rispetto" -------------------------------------------------------------------------------- Un no secco: la Fiera del Libro è piemontese e non si vede perché bisogna metterla in comune con Milano. È la risposta che arriva allunisono dalle istituzioni piemontesi alla proposta ipotizzata laltro ieri di prolungare la prossima edizione della manifestazione con una tre giorni lombarda. Dicono un no senza dubbi sia la presidente della Regione Mercedes Bresso che il suo assessore alla cultura Gianni Oliva. E dice no anche lassessore comunale Fiorenzo Alfieri, che pure con Milano ha già stabilito un rapporto di collaborazione per unaltra importante manifestazione torinese, Settembre Musica. Da Milano arriva la controreplica di Sgarbi. «Non ci vogliono? Non ci meritano». «È unipotesi che non esiste» taglia corto Bresso. «Non è che adesso arriva uno e dice che vuole un parte di Fiera e noi gliela diamo. Se vogliono fare qualcosa sul libro a Milano nessuno glielo vieta. Se la facciano. Succede già a Roma, a Mantova e non mi sembra che la concorrenza danneggi nessuno». La presidente del Piemonte esclude però che la sua reazione sia legata alla solita paura di Milano che ruba a Torino le idee: «Dove ha senso collaborare, come fa Torino con Settembre Musica, va benissimo. Anche noi come Regione abbiamo accordi con la Lombardia sulla ricerca, sullambiente, sullenergia allidrogeno. Insomma nessuna preclusione, ma qui non si capisce cosa ne avremmo in cambio. E poi la Fondazione Fiera del Libro è piemontese, finanziata con denari piemontesi e non deve mettersi sul mercato a organizzare eventi in concorrenza anche con privati». Quanto allaccusa lanciata da Vittorio Sgarbi sullesistenza di una «mafia» subalpina nellarte contemporanea, la replica di Bresso è ancora più dura: «Forse Sgarbi non ha ottenuto lorganizzazione di qualche mostra qui. È vero, a Torino abbiamo molti collezionisti, importanti musei, gallerie e manifestazioni. Cè una sorta di Rinascimento torinese, riconosciuto da tutti. Mi auguro che accada anche a Milano». «La Fiera del Libro non è sdoppiabile. Questo è un avvenimento piemontese e per quello che mi riguarda qui resta». La reazione dellassessore regionale alla Cultura Gianni Oliva alle affermazioni di Sgarbi ricalca quella di Bresso: «Sgarbi parla di collaborazione. Ma la collaborazione è una bellissima cosa che implica, oltre al rispetto (e non mi sono piaciute le accuse di adesione dei torinesi alla cupola mafiosa dellarte contemporanea), reciprocità. Per ora noi da Milano abbiamo ricevuto solo la mostra "Nefer", peraltro realizzata per lo più con pezzi del nostro Museo Egizio. Ci aspettiamo che Sgarbi proponga un prodotto milanese, attingendo magari alla Pinacoteca di Brera. O che ci inviti a fare insieme lExpo 2015». E ancora, rispetto allarte: «Larte contemporanea è uneccellenza di Torino. Per quanto riguarda in particolare il Castello di Rivoli, in cui la Regione svolge un ruolo importante, non posso immaginare che dal 1982 a oggi ci siano stati amministratori manovrati dalla suddetta "cupola". La Regione investe ogni anno molto sul Castello, la Fondazione Crt 4milioni solo per gli acquisti: siamo tutti ostaggi di piccole gang? In realtà noi siamo diventati la capitale dellarte contemporanea, Milano patisce invece 15 anni di disinvestimento sulla cultura. Linvito a Sgarbi è quello di fare qualche polemica in meno e divenire un vero competitore». La replica di Sgarbi è impetuosa: «Non tengo poi tanto a questa Fiera, che se la tengano. Milano ne ha già a sufficienza, sono fin troppe. Semplicemente ho risposto, a chi mi chiedeva che cosa pensavo di questa possibile collaborazione, che secondo me era una bella idea. Lho già detto, per il libro mi sembra interessante collaborare, per larte no. Perché lì prevale la mafia». Il critico-assessore è un fiume in piena e reagisce con parole tuttaltro che morbide alle polemiche suscitate dalla sua intervista: «Picchioni, che adesso grida allo scandalo per la possibilità che la Fiera si prolunghi a Milano, farebbe bene a non dimenticare che tempo fa è venuto da me per chiedere che il tour di Torino Città Capitale del Libro potesse fare tappa qui. Cosa che poi è avvenuta, anche se mi sembrava una cosa assurda. Torino Città Capitale con Roma: unidea riassunta in un logo pietoso: se Torino è capitale, perché aggiungerci Roma? Per lusingare Veltroni. Perché Roma sì e Milano no? Sempre per tenersi buono Veltroni. Su questo fatto dovrebbe riflettere anche Bresso».