Attacco all'Archeologica che si è battuta per mantenere la rocca com'è. «Ha vinto la prospettiva dell'immutabile» «Ascensore al Baradello, un'occasione persa» Rotary e progettisti scrivono due lettere contro lo stop dei Beni culturali: «Così la torre non è fruibile» Chi l'avrebbe mai detto che, secoli dopo la fine del Medioevo, attorno al Baradello si sarebbe accesa una disfida. Al centro del contendere il progetto di ristrutturazione della rocca del Barbarossa, presentato dal Parco della Spina Verde, sostenuto dal Rotary club Baradello, approvato in prima istanza dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Lombardia, ma poi bocciato qualche settimana fa dalla Direzione regionale dei Beni culturali, che ha azzerato un anno e mezzo di lavoro. Dopo le lamentele del presidente del Parco delle Spina Verde, Giorgio Casati, che aveva però assicurato la presentazione di un nuovo progetto entro la fine del mese, arrivano due lettere di fuoco contro la Direzione regionale, una firmata dagli ultimi sei presidenti del Rotary (Enzo Pomentale, Paolo Bozzone, Fulvio Capsoni, Daniele Roncoroni, Franco Brenna e Massimo Scolari) e l'altra dai tre progettisti (il già citato architetto Fulvio Capsoni, il suo collega Michele Pierpaoli e l'ingegner Giovanni Moschioni). «È una cattiva notizia per la città di Como - scrivono i rotariani - che il recupero del Castello Baradello, prossimo all'avvio dei lavori, venga improvvisamente fermato dalla Direzione regionale dei Beni culturali di Milano che si opporrebbe di fatto alle autorizzazioni già rilasciate dalla Soprintendenza ai beni architettonici e monumentali della Lombardia, dal Comune di Como, dal Parco della Spina Verde, dalla Regione Lombardia, dai Vigili del fuoco e dall'Asl, mettendo peraltro a serio rischio i finanziamenti già ottenuti». A chiamare in causa la Direzione regionale era stata la Società archeologica comense, contraria al fatto che il progetto prevedesse la creazione di un accesso al piano terra e un ascensore per salire in cima al castello. «Così - ha ribadito nei giorni scorsi il presidente Giancarlo Frigerio - si snatura il monumento». La rimostranza è stata accolta dalla responsabile lombarda dei Beni culturali, Carla Di Francesco. Ma i rotariani restano di tutt'altro parere: «Evidentemente - affermano - sembra imporsi la prospettiva dell'immutabile, sollecitato da qualche soggetto locale: un'architettura fuori dalla storia attuale che resterà di fatto così com'è, al massimo ripulita ed aggiustata, con le esistenti scale e solai lignei del 1905-1980 e quindi con le medesime condizioni di pericolo che imporranno, come già anticipa la direzione dei Beni culturali, un uso contingentato della torre a 3 o 4 persone alla volta». I progettisti rimarcano che l'autorizzazione rilasciata dal soprintendente Alberto Artioli il 24 dicembre 2005, era su delega dello stesso direttore regionale, e poneva come unica condizione che non «venisse realizzata l'uscita dell'ascensore sulla terrazza». L'improvvisa marcia indietro, che comporta la rinuncia all'ingresso a pianterreno e all'ascensore, riduce la fruibilità della torre da parte dei turisti ed esclude i disabili. «A fronte di tutto ciò», gli autori del progetto di recupero, «ritengono che si stia perdendo un'occasione irripetibile di rivitalizzazione culturale della rocca e lasciano totalmente ad altri la responsabilità delle conseguenze». Tuttavia «con spirito di costruttività», assicurano il loro «apporto professionale alla semplice, ineludibile necessità di rendere la torre agibile e visitabile secondo le vigenti normative nel campo della sicurezza, ma si sappia che ciò comporta il rifacimento delle scale esterne e interne e nuova impiantistica». Nonché, di conseguenza, «una nuova approvazione da parte degli enti competenti», senza la quale il castello resterà chiuso.